Pd, un (altro) mese vissuto pericolosamente

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Ruby, federalismo, legittimo impedimento: se gennaio non ha sorriso al governo, al Partito democratico non è andata meglio. Tra distinguo, assenze parlamentari e presunti brogli alle primarie di Napoli, su cui il segretario chiede un "passo indietro"

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di Filippo Maria Battaglia


Parentopoli, la crisi della giunta Alemanno, la bocciatura (parziale) del legittimo impedimento. E ancora le indagini su Verdini, lo stop del terzo polo al federalismo ma soprattutto il caso Ruby.
E’ vero, il calendario di inizio anno non sorride a governo e maggioranza, stretti tra scandali giudiziari e nodi politici ripresi e rievocati anche da buona parte dei media occidentali.
Ma chi in questi giorni si aspettava di trovare un’opposizione monolitica, pronta a dare “l’ultima spallata al sedicennio berlusconiano" è rimasto deluso.  Perché se è vero che il mese di gennaio non ha sorriso al Pdl, al Pd non è andata affatto meglio.
L'ultimo caso riguarda le primarie per il candidato sindaco di Napoli, annullate dopo la denuncia di brogli e irregolarità e su cui il segretario del partito ha chiesto un passo indietro per individuare un "candidato comune". Ma è appunto solo l'ultimo episodio. Per redersene conto basta dare una rapida scorsa alle date cruciali di questi giorni.

10 gennaio 2011. Dopo lo scandalo di Parentopoli, il sindaco di Roma Gianni Alemanno annuncia di aver azzerato la giunta comunale. “E’ finita una prima fase, deve iniziarne una nuova”, dice il primo cittadino della capitale. L’opposizione chiede le dimissioni, ma sulle pagine dei quotidiani impazza la polemica sui comunisti al cachemire. Berlusconi accusa la sinistra: "Sono rimasti gli stessi di prima con gli stessi pregiudizi e lo stesso modo di fare politica, anche se si indossano capi firmati". E la sinistra, da par suo, si fa trascinare nella polemica. Massimo D’Alema replica: “Il giaccone è un vecchio giaccone, le scarpe le ho comprate da Decathlon”.
Non solo. I giornali scrivono che sul Pd incombe la “battaglia su alleanze e primarie”, con l’ex segretario Franceschini che chiede la conta all'interno del partito.

13 gennaio 2011. La Corte Costituzionale decide sul legittimo impedimento. È la norma che congela grazie “al concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti” (autocertificato da Palazzo Chigi) il processo del premier e dei ministri per 18 mesi, in attesa del lodo Alfano costituzionale.
La sentenza dei giudici non è certo favorevole al premier. Lo scudo viene infatti ridimensionato: il giudice dovrà di volta in volta valutare se l’assenza dell’imputato sia o meno giustificata.
L'opposizione plaude alla sentenza, ma il Pd rischia di nuovo la spaccatura. Nello stesso giorno, infatti, in una direzione thriller  il segretario Bersani prima chiede di mettere ai voti la sua relazione, poi ritratta e alla fine si arriva al compromesso, con la minoranza che si astiene dal voto.

14 gennaio 2011. Esplode il caso Ruby. Silvio Berlusconi è indagato per prostituzione minorile e concussione. Il Pd grida allo scandalo; nello stesso giorno, però, i giornali raccontano di un Bersani che punzecchia l’opposizione interna (“Una linea alternativa non c’è”), mentre l’ex premier e fondatore del partito Romano Prodi teme per il futuro del partito e dice: "Non vorrei che un giorno rimpiangessimo le primarie". E si torna a discutere di quanto si possa utilizzare "lo strumento di partecipazione nella scelta dei candidati".

17 gennaio 2011. Alla Camera approda il primo faldone con le intercettazioni del premier. Le Figaro, Der Spiegel, O Globo riportano con grande eco la vicenda, mentre l’Economist qualche giorno dopo azzarda il paragone: “Silvio è come Cetto La Qualunque”.
Il Pd chiede le dimissioni, ma nei giorni successivi rischia di nuovo la divisone. Veltroni convoca i suoi a Torino, prepara il Lingotto-bis per il 22 gennaio e invita all'incontro Bersani, che nel suo intervento dice: “Non vedo divisioni”.
Tutto bene? Macché. Subito dopo, infatti, inizia a circolare un documento informale firmato dal responsabile economico del partito, Stefano Fassina, in cui le proposte veltroniane sono bollate come "totalmente irrealizzabili".

26 gennaio 2011. Dopo più di due mesi di rimpalli e rinvii, arriva finalmente alla Camera la mozione di sfiducia contro il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. È una data cruciale, attesa da settimane dall’opposizione. La maggioranza resta compatta, la minoranza no: 314 votano contro, 292 a favore. Bondi resta in sella e nell'opposizione è di nuovo polemica. Si contano infatti decine di assenze: diversi centristi disertano l’aula per votare al Consiglio d’Europa contro le violenze anticristiane, ma anche quattro seggi del Pd restano vuoti. E' tutta colpa dell'influenza,  fanno sapere i dirigenti democratici.

27 gennaio 2011. Arriva il nuovo faldone con le intercettazioni sul caso Ruby. Si parla di sesso, droga e spunta una seconda minorenne.
Il Pd insiste: “Dimissioni”, ma il dibattito interno è tutto incentrato sulle validità delle primarie del 23 gennaio per scegliere il candidato sindaco di Napoli.
“Brogli” denunciano diversi dirigenti, e di brogli parla anche Roberto Saviano che per cancellare le ombre delle consultazioni suggerisce una candidatura unitaria: quella del magistrato Raffaele Cantone.
Bersani decide così di rinviare l'assemblea nazionale e dice: "Bisogna fare chiarezza".
Tutti d'accordo? Si, ma con il solito "ma". La minoranza del partito arriccia il naso e punta il dito contro la gestione delle consultazioni e aggiunge: "E' stata una brutta botta d'immagine".

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