Casini dice sì al Pdl, "ma senza Berlusconi"

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Il leader dell'Udc: pronto a entrare nell'esecutivo se il Cavaliere lascia. Fini chiede le dimissioni del premier, la maggioranza risponde: "Lasci lui". Marcegaglia: "Governo insufficiente da 6 mesi". E sul caso Ruby: "C'è un'Italia che va a letto presto"

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Terzo Polo: governo Pdl ma senza il premier - L'Udc è pronta a entrare nella maggioranza di centro destra ma con un governo non guidato da Silvio Berlusconi che dopo il caso Ruby dovrebbe dimettersi per chiarire la sua posizione.
E' quanto propone in un'intervista a La Stampa il leader del partito centrista Pier Ferdinando Casini, ex alleato di Berlusconi fino al 2008 ed ex presidente della Camera.
"Se nasce un altro governo di centro destra, in grado di allargare la maggioranza e portare la legislatura a compimento...si potrebbe discuterne", dice Casini. Alla domanda se gli sembri realistico pensare che Berlusconi possa dare il suo via libero a un simile esecutivo il leader dell'Udc risponde: "Sarebbe una via d'uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni".

Berlusconi lasci - Al alzare il livello dello scontro politico ed istituzionale ci pensa anche Gianfranco Fini, che chiede le dimissioni del premier Silvio Berlusconi, il quale ai suoi non nasconde di essere esterrefatto e disgustato dalle parole del presidente della Camera e leader di Fli. Il Pdl fa quadrato intorno al Cavaliere e pretende invece le dimissioni dello stesso Fini. Nel dibattito politico, intanto, interviene la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, secondo la quale da sei mesi l'azione del governo è insufficiente: serve stabilità per le riforme, afferma.

Pressing politico sul Cavaliere -
Sulle prime pagine dei quotidiani di lunedì 24 gennaio (GUARDA LA RASSEGNA STAMPA), dunque, le indiscrezioni sul caso Ruby lasciano dunque spazio al dibattito politico.
E mentre la terza carica dello Stato invoca le dimissioni del presidente del Consiglio, il Pdl difende il proprio leader e risponde così al presidente della Camera: "Lasci lui".
Lo scontro istituzionale torna dunque a inasprirsi. A questo, inoltre, si aggiunge  la forte presa di posizione della presidente degli industriali Marcegaglia, che boccia l'esecutivo: "Il governo è fermo da sei mesi. Nelle prossime settimane il paese ha bisogno di capire se il governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisognerà fare un'altra scelta. Non si può più aspettare" ha dichiarato Emma Marcegaglia. E poi lancia l'affondo: "C'è un'altra Italia che va a letto presto" afferma sul caso Ruby che vede indagato il presidente del Consiglio per concussione e prostituzione minorile.
A questo, però, va registrato un altro importante scenario paventato dalla presidente degli industriali, che lancia come futuro premier l'attuale ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Se letto perché no?" ha dichiarato.

Tremonti premier? - E sembra essere sulla stessa linea anche il  leader dell'Udc Pierferdinando Casini, che sempre a La Stampa osserva che nella maggioranza ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo "senza" ma non "contro" Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra "e dedicarsi a chiarire la sua posizione
personale".

Caso Ruby - Questa settimana sarà decisiva per le riforme, avverte intanto la Lega. "Dopo l'abbuffata di tette e culi sul caso Ruby torniamo alle cose che interessano i cittadini - è l'appello lanciato nei giorni scorsi dal ministro Roberto Maroni - chiediamo a tutti, maggioranza e opposizione, di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di affrontare i problemi veri".

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