Veltroni: "Berlusconi si dimetta"

Walter Veltroni
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L'ex segretario interviene per la convention del Movimento democratico. Attacca il premier e sulle alleanze dice: “E’ molto più difficile che possa farlo un'intesa solo di sinistra”. Bersani: “Pd ineludibile”. VIDEO

Tutto esaurito al Lingotto di Torino per il discorso di Walter Veltroni che ha organizzato con i Modem l'iniziativa "Fuori dal '900. Viva l'Italia giusta, aperta, forte" con cui l'ex segretario del Partito democratico torna nello stesso luogo dove lanciò il suo programma per l'Italia nel 2007.

"Dimissioni immediate" - Nel suo discorso, Veltroni ha affrontato il caso Ruby e ha chiesto le dimissioni immediate del premier: "A distanza di 17 anni della sua discesa in campo, la promessa della rivoluzione liberale si sta trasformando nel suo esatto opposto" ha detto l'ex leader del Pd.
"O Berlusconi può chiarire tutto davanti ai magistrati, e non credo che sarà in grado di farlo, oppure per una volta non pensi a se stesso ma a 60 milioni di italiani, e faccia un passo indietro e si dimetta".
Veltroni ha poi aggiunto che quelle dette da Berlusconi "sono parole agghiaccianti": "abbiamo visto un uomo di Governo che minaccia i giudici e la cosa più grave è che lo fa davanti al tricolore. Quel tricolore per il quale molti magistrati hanno dato la vita".

"Si vince solo con un alleanza di centrosinistra" - Veltroni si è poi rivolto alle opposizioni: "In Italia - ha proseguito l'ex sindaco di Roma - può vincere un'alleanza di centrosinistra, è molto più difficile che possa farlo un'intesa solo di sinistra". Il Pd per Veltroni ha dunque il compito di riprendere il suo cammino, recuperando la direzione di marcia che gli aveva consentito di guadagnare un consenso mai raggiunto nella storia dai riformisti italiani", ha sottolineato. Il partito deve essere "ambizioso perché consapevole che se i sondaggi oggi gli attribuiscono il 24%, altre rilevazioni dicono che siamo il partito con il più alto elettorato potenziale: oltre il 42%", ha ricordato, "ambizioso e convinto di poter parlare a tutti gli italiani forte delle sue idee e con un solo linguaggio, senza una suddivisione di compiti tra riformisti di centro e riformisti di sinistra destinati a ritrovarsi esclusivamente in un'alleanza di Governo".
Certo, ha aggiunto, il Pd "come tutte le forze riformiste puo' trovare alleanza anche con chi ha posizioni diverse", ha detto. Ma Veltroni ha tenuto a chiarire che nessuno, neppure Nichi Vendola, può arrogarsi l'esclusiva del riformismo.
"Penso che nessuno debba essere più radicale nel cercare il cambiamento dei riformisti", ha sottolineato, "lo dico al mio amico Nichi Vendola, la cui sfida va seguita non con ostilità e paura ma con rispetto e interesse. Lo dico come si fa tra chi vuole sinceramente andare verso un incontro. Ma ad una condizione: che si costruisca questo incontro per rispondere davvero a un bisogno di stabilità e cambiamento. Ogni riedizione dell'unione sarebbe un suicidio politico".

"Anche il contratto di Marchionne sia legato alla produttività" - Veltroni interviene anche sulle ultime vicende Fiat e chiede all'azienda torinese che anche il contratto di Marchionne "sia legato, come quello dei lavoratori, al successo di lungo periodo del piano fabbrica-Italia".
"Se il piano - ha sottolineato l'ex segretario Pd - ha successo, deve risultarne direttamente influenzato l'aspetto retributivo, sia dei lavoratori sia del management, a partire dal leader dell'azienda. Basta con esagerate stock-option e premi milionari per i manager, esercitabili senza vincolo temporale e centrati sui risultati finanziari di breve periodo, anziché sui risultati industriali, con l'inevitabile conseguente conflitto di interessi, fonte di sospetti e sfiducia. A questo proposito - ha aggiunto - Obama ci fornisce un riferimento prezioso,infatti ha agito sugli emolumenti scandalosi dei top manager delle banche salvate con i soldi dei contribuenti. Qui in Italia - ha ribadito - possiamo limitarci a chiedere che la Fiat leghi il contratto di Marchionne al successo di fabbrica Italia".

Bersani: "Il Pd è un partito ineludibile" - Subito dopo Veltroni è intervenuto Pier Luigi Bersani- "Non ho mai avuto un dubbio - ha detto il segretario del Pd - che è stato più volte applaudito - sulle esigenza di un autonomo profilo del Pd. Nella mia testa non c'è mai stata l'idea di una divisione dei compiti" con altri partiti di rappresentare le diverse fasce di elettorato.
"Ho sempre avuto l'idea - ha spiegato - di un meccanismo gravitazione, di un partito che deve avere il suo progetto per la società".
"Semmai - ha proseguito Bersani - in questo ragionamento ci metto una mia sfumatura, per vedere l'effetto sistemico che abbiamo. Dobbiamo avere una visione nazionale, aperta, responsabile verso tutti quelli che nella loro autonomia posso dare un contributo al cambiamento. E' quindi ho dentro la volontà di far percepire il Pd come un partito ineludibile. Come si fa - ha esclamato - senza il Pd. Tutti quelli che ogni giorni ci punzecchiano, dove pensare di andare. Il Pd è ineludibile, indispensabile, ma non voglio che questo appaia come esclusivo. Questo significa che noi dobbiamo essere capaci di ragionare e di fare una proposto per noi ma non solo per noi" .
"Io so qual'è il mio compito - ha quindi affermato Bersani - per il mestiere che faccio: è quello di garantire la dignità politica di ogni posizione, e di cercare di costruire una direzione di massa univoca. Questo è il mio compito - ha detto fra gli applausi - bello, faticoso. Quindi nel dialogo con tutti quelli che condividono l'avventura straordinaria di questa nostra associazione, di questo nostro grande e bel partito Democratico, voglio dire una cosa. E giusto ribadirlo qui al Lingotto: voi e io ribadiamo le fondamentali ragioni di questo grande partito".

Ascolta un estratto dell'intervento di Pier Luigi Bersani:


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