Caso Ruby, il Vaticano: "Serve più moralità"

Il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone
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La Santa Sede condivide il turbamento del presidente della Repubblica. Per Bertone "chi ha responsabilità pubbliche deve pensare alle famiglie e alle nuove generazioni". Napolitano invita all'austerità. Bersani: "10 milioni di firme contro il premier"

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Sul caso Ruby interviene anche la Santa Sede che, per bocca del segretario di Stato Tarcisio Bertone, dichiara di "condividere il turbamento" espresso dal presidente della Repubblica. "La Santa Sede - spiega il cardinale rispondendo alle domande di alcuni giornalisti al Bambin Gesù - segue con attenzione e in particolare con preoccupazione queste vicende italiane, alimentando la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni".

"Di fronte ai problemi che pesano sulla società italiana", - ribadisce Bertone - occorre rispondere "a una domanda di esemplarità". "La Santa Sede, che ha i suoi canali, le sue modalità di intervento e non fa dichiarazioni pubbliche, spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica di ogni genere in qualsiasi settore amministrativo politico e giudiziario, ad avere e ad assumere - sottolinea il cardinale in riferimento alle vicende riportate dai media - l'impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità". "Credo - conclude Bertone - che moralità giustizia e legalità siano i cardini di una società che vuole crescere e che vuole dare delle risposte positive a tutti i problemi del nostro tempo".

Napolitano: "Sobrietà" - Un invito alla sobrietà arriva anche dal presidente della Repubblica che, scrivendo agli organizzatori della presentazione di un libro su Enrico Berlinguer, spiega che in tempo di crisi "si richiedono alle forze politiche, alle forze sociali, e a ogni cittadino, maggiore consapevolezza e sobrietà nei comportamenti individuali e collettivi".

10 milioni di firme contro Berlusconi
- Una nuova sfida a Berlusconi arriva anche dal Partito democratico, il cui segretario lancia la proposta di raccogliere 10 milioni di firme per chiedere le dimissioni del premier. Da Berlusconi, spiega Bersani, arriva "un'aggressione vergognosa e inaccettabile alla magistratura. Lui pensa di prenderci tutti per imbecilli, pensa di parlare di magistratura e non rispondere delle cose di cui deve rispondere".

"Io non faccio moralismi al netto dei reati e qui c'è un reato di prostituzione minorile. Se uno fa il regista di film porno non ho obiezioni ma Berlusconi ha tradito la Costituzione su cui ha giurato che chiede il rispetto da parte di chi ha cariche pubbliche dell'onorabilità e una coerenza tra comportamenti privati e pubblici" spiega Bersani, che invita il premier ad "andare a difendersi davanti ai magistrati e non nelle sue tv o nelle tv di Stato". "Berlusconi - sostiene Bersani - non può prenderci tutti per imbecilli e sono vergognose e inaccettabili i suoi attacchi alla magistratura".

Bossi: "I pm hanno esagerato" - Una lancia a favore del premier viene però spezzata dal leader del Carroccio, secondo cui "Berlusconi si sente innocente e si sente praticamente aggredito dalla magistratura. Mi sembra che i magistrati abbiamo sicuramente un po' esagerato". E sulle parole di Bertone, il Senatur afferma: "E' il Vaticano... non si  commenta. Ma penso che per loro sia facile parlare. Berlusconi si è trovato con la casa circondata, controllavano tutti che entravano e  uscivano. Perché non hanno controllato anche là?".

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