"No al federalismo", dai Comuni schiaffo a Lega (e governo)

Il leader della Lega Umberto
1' di lettura

Per l’Anci il nuovo decreto sul federalismo municipale, dal quale il partito di Bossi fa dipendere il destino della legislatura, presenta troppi "punti critici" che l'esecutivo deve rivedere. Il Senatùr è stato chiaro: “Se non passa, si va al voto”

Guarda anche:
Bossi con Silvio in nome del federalismo
Bossi: "Se minacciato, Berlusconi può andare al voto"

Sottrazione di autonomia ai Comuni e incertezze non accettabili. E' questo, in sintesi, il giudizio dell'Associazione dei Comuni Italiani sul testo del decreto di attuazione del federalismo che riforma la fiscalità municipale, così come modificato dal governo. Una bocciatura che rischia di far precipitare il governo, dopo l'out out di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi, in un momento già delicato per il premier finito nella bufera per il caso Ruby (in cui il presidente del Consiglio risulta anche indagato per concussione e prostituzione minorile). Lo stesso Senatùr ha ribadito dopo il "no" dei Comuni di non essere disposto a fare nessuna marcia indietro: "Ieri abbiamo sancito che se non passa il federalismo, si va al voto. Berlusconi è d'accordo". "Ma passa al 100%", ha aggiunto ostentando sicurezza. Insomma, sembra proprio che sia questo l'unico filo a cui può appendersi il legame tra la Lega e il governo.
Sul caso Ruby Umberto Bossi ha invece inviato un consiglio al premier: "Berlusconi deve essere più cauto. Tutti insieme devono abbassare i toni. Anche i magistrati".

L'Anci, ha in ogni caso detto Sergio Chiamparino, "non si schiera", perché "non ci sono le condizioni politiche per dire di sì o no". Fatto è che l'Associazione ritiene che non sia possibile siglare sul provvedimento, così come è oggi, un'intesa politica. E lancia la sua proposta: una ulteriore fase di interlocuzione con il governo e con il Parlamento. La convocazione di una conferenza unificata straordinaria per discutere e modificare gli aspetti non soddisfacenti", valutando meglio l'impatto che il decreto produrrà sulla finanza pubblica e su quella territoriale ed inserendo delle integrazioni. "A giugno, assumendomi anche qualche rischio politico – ha detto il presidente dell'Anci, Chiamparino - ho ritenuto giusto che, di fronte ad un Governo che avviava un percorso, l'Anci facesse un'apertura di credito. Oggi, schierare l'Associazione su una posizione o sull'altra, significherebbe sottoporre l'Anci ad una torsione politica inaccettabile". 

Ed a chi gli fa osservare come, ancora ieri, la Lega, attraverso le parole del ministro Calderoli, ritenesse dirimente il parere positivo al testo per la prosecuzione della legislatura, Chiamparino replica: "l'Anci non ha responsabilità di governo né di tipo parlamentare. Noi offriamo un percorso istituzionale, se si vuole trovare un accordo istituzionale con le rappresentanze. Avevamo – osserva - bisogno di inequivocabili posizioni di merito che dessero risposte".

Leggi tutto