Il premier e la solitudine del numero uno

Silvio Berlusconi (Credits: Getty Images)
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Non solo abitudini sessuali e festini eccentrici. Le intercettazioni della procura di Milano svelano anche la presunta avidità dell'entoruage di Berlusconi, ossessivamente interessato a soldi, case e diamanti. “Papi è la nostra fonte di lucro”

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Richieste di soldi, assegni circolari e, se proprio dovesse andare male, persino qualche suppellettile, magari - perché no? - trafugato.
Silvio Berlusconi diventa “un bancomat”, o quasi. Le intercettazioni della procura di Milano sull’indagine che vede coinvolto il premier con l’accusa di prostituzione minorile, fa emergere una descrizione a tinte forti.
Non solo sulle (presunte) abitudini dell’anfitrione di Villa San Martino, ad Arcore, ma soprattutto sulla (sempre presunta) venalità e avidità di chi quella villa la frequentava, magari da diversi anni.

Il caso più clamoroso, ed anche quello più conosciuto, riguarda Emilio Fede, indagato anche lui, ma per favoreggiamento della prostituzione.
Conversando con Lele Mora, il direttore del Tg4 avrebbe caldeggiato di trattenere per sé un terzo (400.000 euro) di un consistente prestito concesso al manager televisivo dal "Presidente" grazie alla sua intermediazione.
Interpretazioni liquidate da Fede con indignazione (“Stavamo scherzando”, “perché avrei dovuto lucrare? A me Silvio presterebbe qualunque cifra se ne avessi bisogno. Potrei chiedergli tutti i soldi che voglio e lui me li darebbe. Se ho sentito Berlusconi per spiegargli? No. Con tutto questo casino, e chi usa più il telefono!”), che però non sono affatto isolate.

Le intercettazioni, in tal senso, offrono infatti uno spaccato significativo. A cominciare dalla showgirl Imma De Vivo (un trascorso da naufraga all'Isola dei famosi) che, conversando con la gemella Elenora, dice senza troppi giri di parole: “L'ho visto solo ingrassato, imbruttito, sta più di là che di qua. È diventato pure brutto. Deve solo sganciare”.
O come quella di Iris Berardi, che chiaccherando sempre con Imma sentenzia a fine telefonata: “Papi è la nostre fonte di lucro”. O ancora: “le cene possono diminuire, però mi devi dare una certa stabilità economica”.

E poi si parla di diamanti (anzi: di un “diamantino piccino”), di buste con soldi, tanti soldi, di case e di appartamenti.
E soprattutto per quei soldi, spesso si impreca al telefono, con parenti, colleghi, fidanzati. Un "quadro desolante" che ha fatto scrivere a un quotidiano del centrodestra (Libero) di un "Berlusconi ricco e sfruttato", tradito da amici e amiche.
Forse è un po' troppo. Ma è difficile non dare ragione a Pierluigi Battista quando scrive sul Corriere che molti di quegli avventori probabilmente hanno trovato nella Villa di Arcore la loro isola del tesoro.

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