"Ruby? Noi stiamo con Silvio". Il mantra delle donne del Pdl

Il premier Berlusconi sul palco con le donne dell'ufficio di presidenza del Pdl al termine del primo congresso il 29 marzo 2009
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Carfagna, Gelmini, Meloni, Santanché, Zanicchi, Prestigiacomo e Moratti: il nuovo scandalo sessuale che coinvolge Berlusconi, indagato anche per prostituzione minorile, sembra non scalfire la fiducia che ministre e parlamentari nutrono per il premier

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di Daniele Troilo

“Falsità”. “Inchiesta per finalità politiche”. “Assurdo e inverosimile”. E – perché no – aggiungiamo pure “un tristissimo tentativo di character assassination”. Ecco cose ne pensano le donne del Pdl, ministre e parlamentari, a proposito dell’inchiesta sul caso Ruby che vede indagato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per i reati di concussione e prostituzione minorile (nella stessa indagine, il reato di sfruttamento della prostituzione viene contestato anche al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, al direttore del Tg4 Emilio Fede e a Lele Mora). Le intercettazioni inserite negli atti della procura di Milano, finite nelle mani della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, e pubblicate in questi giorni su molti quotidiani non hanno scalfito il loro muro di fiducia nei confronti del premier. 

Lo dimostra una nota diffusa dalle deputate Barbara Saltamartini e Beatrice Lorenzin a nome di tutte le colleghe del Pdl: "In questa temperie politica e culturale le parlamentari del Pdl sentono il dovere di sottolineare con forza l'intensa e appassionata azione del governo Berlusconi compiuta a favore delle donne e per il rispetto complessivo della condizione femminile e dei minori". “Infatti - aggiungono - sono del nostro governo la legge sullo stalking, l'inasprimento delle pene per i reati di violenza sessuale, l'approvazione della Convenzione di Lanzarote contro gli abusi sui minori, la lotta alla pedopornografia, la legge contro le mutilazioni genitali femminili e quella sulle quote rose all'interno dei Cda". "Il valore che il Pdl conferisce alla piena realizzazione di ciascuna donna - conclude - non può essere messa in discussione né essere rovesciato per una strumentale, quanto becera, lotta politica".

Sulla stessa lunghezza d’onda si sono inserite anche le dichiarazioni rese individualmente dalle donne più in vista del partito e del governo. 

Mariastella Gelmini – Il ministro dell’Istruzione ha difeso a spada tratta il premier Berlusconi: “Collaboro con lui dal '94 –ha detto –  ho frequentato molto spesso Arcore e non è che Berlusconi sia dedito ai sollazzi. Lavora 15 ore al giorno, io ho partecipato a cene di  lavoro, questa è la vita di Berlusconi. Tutto il resto è una  falsità”. Per quanto riguarda l’inchiesta dei pm di Milano: “Ho trovato tutto quello che si è detto ridicolo e inverosimile, immaginare che in queste cene accada chissà che cosa, voglio ricordare quanti soldi Berlusconi dà in beneficienza, io stessa gli ho visto firmare  degli assegni per chi ha bisogno del dentista o per i figli”.

Mara Carfagna – Finita in diverse occasioni al centro del gossip, il ministro per le Pari Opportunità ha detto: "Per mia esperienza personale quello che leggo sui giornali è molto lontano dal modo in cui ho conosciuto Silvio Berlusconi”, ha detto la Carfagna. Che ha quindi ricordato la sua esperienza: "Berlusconi è sempre stato nei miei riguardi, molto rispettoso, non si è mai fatto notare se non per qualche complimento più che galante, come quella volta che mi disse 'se non fossi già sposato la sposerei', un gesto che voleva essere solo un complimento e i giornali invece mi hanno marchiato e infamato". Insomma, il "caso Carfagna" all’interno del governo (con le dimissioni annunciate e ritirate) sembra ormai solo un lontano ricordo.

Stefania Prestigiacomo - "Quello che avviene in queste ore è un tristissimo tentativo di character assassination (campagna diffamatoria, ndr). Tutti sono consapevoli che le accuse rivolte a Silvio Berlusconi non hanno alcuna credibilità ma evidentemente non conta. Ciò che conta è il massacro mediatico", ha detto alle agenzie il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Dimenticate in un attimo, anche nel suo caso, le frizioni con il premier e con il governo che l’avevano spinta a minacciare di lasciare il partito.

Giorgia Meloni – Il ministro della Gioventù si è sbilanciata molto di più rispetto alle sue colleghe. In primo momento aveva attaccato come le altre la magistratura ("Ogni ora che passa diventa sempre più evidente l'uso dell'ennesima inchiesta per finalità di lotta politica), poi è stata l’unica a sbilanciarsi, dichiarando: "Non ho mai partecipato ad alcuna festa a casa del premier, né avrei paura a esprimere la mia ferma e assoluta condanna qualora fosse provato quanto asserito dal Pm di Milano”.

Michela Brambilla – Il ministro del Turismo, lady di ferro e fedelissima di Berlusconi, non ha invece dubbi: “La nuova indagine sul premier è fondata su accuse assurde e inverosimili”. L'indagine, secondo Michela Vittoria Brambilla "prima di esser spazzata via dai fatti, spazzerà via qualsiasi dubbio sulla natura politica della  persecuzione di cui il premier è oggetto da più di quindici anni. Ormai gli italiani hanno capito: anche questa iniziativa, come tutte  le altre, sarà un boomerang per il partito delle Procure". E non è un caso che sia stata la prima donna a difendere a spada tratta il presidente del Consiglio dopo questa ennesima tempesta giudiziaria.

Daniela Santanchè – Durissime, come nel suo stile, le parole dell'inflessibile Santanchè. “Ognuna di queste verità non ha riscontri oggettivi. Qui sono messe in discussione la riservatezza di corrispondenza, di domicilio e la libertà di spostamento. Sono state spese a disposizione di questa inchiesta spionistica tecnologie sofisticatissime senza che ci fosse reato”, ha detto l’esponente del Pdl. E ancora: "A me non risulta che sia facile entrare ad Arcore ma spiare Arcore. E' un problema di spionaggio, di stupro. E' un trucco usato dalla magistratura. Un trucco brutto".

Letizia Moratti – Deve aver provato un sussulto di rabbia il sindaco di Milano quando alcuni giornali hanno riportato una sua frase pronunciata a margine di un convegno dedicato alla donne (“provo amarezza per chi si prostituisce”). E così dopo poche ore ecco la nota per sbarazzarsi di ogni possibilità di essere fraintesa: “Esprimo il mio totale disappunto per la campagna diffamatoria contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”. "Sono costernata - sottolinea il primo cittadino - nel vedere riportare su un quotidiano di oggi una mia dichiarazione sulla prostituzione, rilasciata ieri pomeriggio a margine di un convegno dedicato alle donne, decontestualizzata, manipolata e strumentalizzata per fini politici, per attaccare il capo del Governo al quale esprimo la mia vicinanza e solidarietà personale e politica”.

Iva Zanicchi – Merita una citazione anche la presa di posizione, che spicca per "senso della misura", dell’europarlamentare Pdl: “Ma perché devo credere a tutte queste troiette, puttanelle che sono in giro e non devo credere al mio presidente? Berlusconi può andare a letto anche con una capra, l'unica sua colpa è che in quella casa entrano cani e porci". Ok, il commento è giusto, avrebbe forse detto la stessa Zanicchi qualche anno fa in tv.


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