Fini: "Serve un patto di salvezza nazionale"

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In un'intervista a Repubblica, il presidente della Camera dice che con la crisi "è doveroso proporre soluzioni per evitare l'asfissia". Sul voto di sfiducia prende atto di "una sconfitta politica" e su Mirafiori aggiunge: "Se fossi un operaio voterei si”

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L'Italia è un Paese "fermo" e "sfiduciato" ed è un dovere di maggioranza e opposizione "proporre soluzioni per evitare l'asfissia".
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un'intervista alla Repubblica (sfoglia la rassegna stampa in video), a quasi un mese dal voto di fiducia al governo, quando ha "preso atto di una sconfitta politica", auspica un "salto di qualità" per i prossimi mesi.
"Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica - afferma Fini - . Questo accade perché il Paese è fermo e sfiduciato. C'è l'incubo dell'abisso" e a ciò si aggiunge il fatto che "la ripresa economica è lontana".

"Se si condivide questo approccio di sano realismo - aggiunge il presidente della Camera - allora ci possono essere le convergenze per le forze di maggioranza e opposizione . Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Così come per la maggioranza la logica dell' 'andiamo avanti, non c'è alternativa' ".
Secondo il leader di Fli, "vivacchiare è negativo per tutti" e si riferisce "a chi è in Parlamento. Opposizione e governo", ed è un dovere "proporre soluzioni per evitare l'asfissia".

Il presidente della Camera sottolinea che l'asse con Casini è solido e sebbene le elezioni siano una "prospettiva rischiosissima per l'Italia", chiarisce che "Futuro e Libertà e il Polo della nazione non temono le urne" e se si votasse "staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due". Fini, inoltre, invita a fare una riflessione, in occasione del Centocinquantesimo dell'unità d'Italia su "cosa significa essere italiano" e sui "vizi del bipolarismo", mentre sul piano economico precisa che "ridurre le spese e tenere sotto controllo i conti pubblici è necessario ma non è sufficiente", anche alla luce del richiamo della Ue sulla necessità di avviare politiche riformatrici che rilancino l'economia e sulle quali l'Italia è in ritardo.

In questo ambito, Fini propone una "grande assise" di economia e del lavoro "con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni".
Infine, sul federalismo in via di approvazione, Fini mette in luce che il punto cruciale è nelle scelte sulle Regioni.
Sulla questione della Fiat definisce Marchionne "il segno di quanto l'Italia è in ritardo" e se fosse un operaio di Mirafiori, dice che voterebbe sì al referendum.

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