Se Pdl si chiamerà Italia sarà per rassicurare l'elettorato

Il probabile simbolo del nuovo partito di Silvio Berlusconi
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Potrebbe essere questo il nome della nuova formazione di Silvio Berlusconi. Onida: "Una scelta inopportuna che forse crea qualche incompatibilità". Zecchi: "Si vuole tornare all'origine". Amadori: " Si sostituisce il dinamismo con la voglia di serenità"

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di Filippo Maria Battaglia


Uno sfondo azzurro, un tricolore che lo taglia in due e, ovviamente, la scritta "Berlusconi Presidente". Ma soprattutto un’unica parola: Italia.
Così, infatti, potrebbe chiamarsi il nuovo partito annunciato dal premier a fine 2010, e su cui si rincorrono indiscrezioni (da ultima, la certezza della deputata Micaela Biancofiore, secondo cui “la denominazione sarà proprio quella”) e smentite (è il caso di Antonio Palmieri, responsabile internet del Pdl, che ha preso le distanze da un sito apparso per qualche ora sul web).
Più che il colore e la composizione grafica, ciò che colpisce però è, appunto, il nome: “il sublime venditore di pacchi elettorali – ha scritto Massimo Gramellini sulla Stampa – accarezza un’idea mai osata prima da nessun condottiero, neanche da Napoleone e Alessandro Magno nelle notti di pesantezza di stomaco: appropriarsi del logo della nazione”.
E la scelta – per ora, solo ipotetica – di certo spiazza.

“Italia? - si chiede perplesso il costituzionalista Valerio Onida – L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro...”, continua citando l'art.1 della costituzione; poi, aggiunge: “Una scelta bizzarra, visto che il partito è per definizione una parte”.
Ma per Onida, tra i candidati delle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Milano, la possibile preferenza del premier potrebbe anche tradursi in una scelta inopportuna a livello istituzionale: “Il testo unico delle legge elettorale del 1957 - dice a Sky.it - non prescrive comunque divieti espliciti, ma se quella decisione fosse confermata sarebbe forse in grado di creare qualche incompatibilità con le disposizioni codicistiche, in particolare con quelle relative alle associazioni.”

“È indubbio che il nome Italia possa avere un suo effetto estraniante– nota invece Stefano Zecchi, ordinario di Estetica all’Università di Milano e firma di punta del Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia del premier – Cancella l’idea di un movimento e tenta di creare una visione universalistica, molto in sintonia con il pensiero del premier”.
Per il filosofo, si spiega anche così la decisione del colore: “da quando Berlusconi è entrato in politica, gli azzurri ci sono sempre stati: un riferimento alla nazione, ma anche ai colori della nazionale di calcio”. E questa scelta, “probabilmente va letta anche nel senso di continuità e di ritorno all’origine”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il sociologo Alessandro Amadori: “Se fosse confermato, l’area semantica del nuovo logo è la stessa dei precedenti: nazional-popolare”.
Per l’autore di Mi consenta, uno dei primi saggi dedicati alla comunicazione politica del premier, c’è però anche qualcosa di nuovo.
“Mentre Forza Italia, nel ’94, comunicava una promessa di cambiamento, la scelta, 16 anni dopo di lasciare solo una delle due parole indica il chiaro orientamento di trasmettere placidità e serenità, sostituendo il dinamismo con la rassicurazione”.

In ogni caso, la decisione di Berlusconi potrebbe non essere isolata. Sono diversi infatti i partiti che provano a richiamarsi all’identità e all’Italia (tra gli altri, il terzo Polo di Casini e Fini che potrebbe presentarsi alle prossime elezioni con i nomi “Polo degli italiani” o “Polo della Nazione”).
Un segnale ulteriore, questo, piuttosto chiaro: “dopo la sbornia post-moderna, individualista e narcisistica, si è tornati a un neo-romanticismo basato sulle emozioni, il territorio, la tribù, concetti che fino a qualche tempo fa si pensava fossero totalmente superati”. E che si basano tutti sulla stessa esigenza: “recuperare un tessuto comunitario, superando le divisioni”.

E sul nuovo partito interviene anche il sito IlPost.it che invita i lettori a un "wikisforzo creativo" chiedendo di proporre un nome nuovo. Il motivo? "È un pezzo di Italia, quello di cui si parla: prendiamocelo sulle spalle e proviamo a migliorare anche quello. Quando Berlusconi non ci sarà più, il nome resterà", si legge nell'articolo. Tra le proposte lanciate fino ad ora dalla redazione ci sono tra le altre "Polo della Giustizia" e "Polo del cuore".

Ascolta le opinioni di Valerio Onida e del deputato Pdl Gaetano Pecorella rilasciate a SkyTG24:

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