Napolitano: "Sul caso Battisti non ci siamo fatti capire"

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano
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Il presidente della Repubblica torna sul caso della mancata estradizione dell’ex terrorista: “Alla nostra politica è mancato qualcosa”. Intanto continua la visita in Emilia per le celebrazioni dell’Unità d’Italia: “Il Nord abbia coscienza di come è nata”

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Nella vicenda della mancata estradizione di Cesare Battisti "è mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica per trasmettere, e far capire davvero, il senso di ciò che accadde in quegli anni tormentosi del terrorismo". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando a Ravenna a un convegno su Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini.

Il capo dello Stato ha esordito ricordando anche la figura di Roberto Ruffilli, "ultima vittima dei colpi ciechi delle Br e del terrorismo: su questo – ha aggiunto - ho un motivo di riflessione da riferire. Corriamo il rischio - si è chiesto Napolitano - che si disperda la memoria e la consapevolezza della resistenza così come la difesa della memoria dall'attacco terroristico? Sì - ha aggiunto il capo dello Stato - questo rischio esiste ed è grande". "Le vicende tristi dei giorni scorsi - ha proseguito riferendosi al caso Battisti - hanno dimostrato che non siamo riusciti, anche nel rapporto con Paesi amici sia vicini che lontani a far comprendere fino in fondo cosa abbia rappresentato quella vicenda per il nostro Paese e quale forza straordinaria sia servita per battere il terrorismo". "Forse - ha concluso il Presidente della Repubblica - è mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica per trasmettere davvero cosa accadde in quegli anni tormentosi". L'ultimo riferimento di Napolitano è stato per lo stesso Benigno Zaccagnini che "superò con straordinaria tempra quei giorni di dolore".

Le celebrazioni per l'Unità d'Italia - In mattinana Napolitano, in occasione del secondo giorno di visita in Emilia Romagna per l'inizio delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, aveva deposto una corona al monumento dedicato al patriota Aurelio Saffi. “Mi auguro che l'esempio di Forlì venga seguito anche altrove, in tutte le parti del paese, come Milano, Venezia e Verona, affinché, al pari della Romagna, sappiano come divennero italiane", ha detto il presidente della Repubblica auspicando una riscoperta delle radici storiche locali e della coscienza unitaria in tutte le parti d'Italia.
Il capo dello Stato ha preso spunto, elogiandolo, dall'intervento del sindaco di Forlì Roberto Balzani che al teatro Fabbri, dov'era previsto l'incontro con Napolitano, anziché un rituale intervento ha fatto un racconto, con immagini, musiche e interpretazioni sceniche su 'come fu che la Romagna divenne italiana'. "Un modo - ha detto Napolitano - di avere coscienza delle proprie radici, del proprio contributo al voto unitario" che ha saputo, secondo il presidente, "far rivivere questa sua storia nel modo più efficace. Un esempio che mi auguro venga seguito altrove".

Balzani, nella sua rappresentazione, ha ripercorso alcune tappe del Risorgimento romagnolo che sono sfociate poi nel processo che ha portato all'unità d'Italia, a cominciare dalla grande fuga di Garibaldi che, attraversando queste terre, creò un grande sentimento patriottico. Ed ha ricordato e tratteggiato, tracciando anche un quadro dei caratteri regionali, figure significative di patrioti romagnoli, come Piero Maroncelli, Leonida Montanari, Primo Uccellini, Aurelio Saffi, Felice Orsini e Luigi Carlo Farini.

Il 7 gennaio, in occasione dell’apertura a Reggio Emilia delle celebrazioni ufficiali del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, il capo dello Stato aveva sollecitato al rispetto del tricolore, ancor più da parte di chi governa. Un monito al quale aveva prontamente replicato il leader della Lega Umberto Bossi: “Festeggeremo dopo che sarà approvato il federalismo”. E oggi, sabato 8 gennaio, il governatore veneto Luza Zaia (guarda la rassegna stampa) è intervenuto sulla polemica in un’intervista al Corriere della Sera, affermando il suo no a forme di amarcord e invitando invece a guardare ai risultati e al futuro.

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