Berlusconi, il Pdl e quella voglia di diventare "popolari"

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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Il premier vuole cambiare nome al suo partito, ma l'aggettivo è ancora di proprietà degli ex del Ppi. E intanto a sinistra si lancia il Partito dei giovani, mentre al centro prende forma Il Polo della Nazione. Sigle nuove per protagonisti spesso uguali

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Popolo della Libertà non va più bene. Che il partito nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale vada ormai stretto a Silvio Berlusconi non è certo notizia di oggi. Da un lato gli eventuali problemi legali che potrebbero nascere con l'altro cofondatore Gianfranco Fini, dall'altro il sospetto che la "spendibilità" del nome sia ormai giunto al termine avrebbe spinto il premier a cercare un nuovo nome per un nuovo partito, un nome secco, formato da una sola parola per evitare gli acronimi tanto odiati dal Cavaliere. Secondo un'indiscrezione de Il Messaggero il nome scelto da una società di marketing incaricata apposta sarebbe Popolari. Una scelta che eviterebbe declinazioni imbarazzanti (Libertà, l'altra soluzione presa in considerazione rischierebbe di battezzare gli iscritti come libertini) e che permette di riallacciarsi alla tradizione europea e italiana del partito popolare.

Una scelta che potrebbe però risultare tutt'altro che semplice. Il dominio internet www.popolari.it rimanda alla pagina di un deputato del Pd e gli ex del Partito popolare iniziano già ad alzare la voce. Pier Luigi Castagnetti, oggi deputato del Partito Democratico ma, formalmente , ancora segretario del Ppi mette le mani avanti e avverte di togliere le mani dal suo simbolo. "Il Ppi - spiega Castagnetti - al momento della sospensione della sua partecipazione elettorale, ha affidato all'associazione 'Popolari' la tutela del nome, come anche del sostantivo 'Popolari', che identifica esplicitamente gli aderenti e i sostenitori del partito. Come segretario del Ppi - rimarca Castagnetti - ho dato mandato ai legali del di attivarsi in sede giudiziaria ove si desse luogo ai propositi attribuiti dalla stampa alla dirigenza del Pdl".

Ma ironie sul nuovo possibile nome del Pdl arrivano anche dagli ex alleati di Futuro e Libertà. "Popolari"? Forse è meglio "Populisti" scrive su Farefuturo Web Federico Brusadelli che si chiede "cosa ne penserebbero don Sturzo (ma anche Angela Merkel, tanto per parlare di popolarismo europeo contemporaneo) di un movimento che ha nel suo dna la chiamata alle armi contro nemici vecchi e nuovi, di un partito che costruisce la sua politica estera sui rapporti affettuosi con Putin e con Gheddafi".

Il gioco dei nuovi partiti (e nuovi nomi) però piace anche a sinistra, dove Pippo Civati, già "rottamatore" del Pd insieme a Matteo Renzi, dal suo blog ha lanciato un "manifesto del Partito dei giovani". Nessuna scissione, né rifondazione, il progetto del consigliere regionale lombardo vuole essere una "spina nel fianco" al partito democratico, un modo per parlare di "disuguaglianza pazzesca tra le generazioni" e portare "tutto questo nel dibattito del Pd". Il manifesto, una specie di nuova corrente interna al partito, dovrebbe nascere anche da idee e proposte raccolte direttamente sul web tra i navigatori e lettori del suo blog.

Un'idea, quella del crowd sourcing (chiedere aiuto al web), che negli ultimi mesi avevano avuto anche quell'Udc. Unione di centro è un nome che inizia a stare stretto anche a Pier Ferdinando Casini e lo scorso settembre, senza fare clamore, in rete ha iniziato a circolare una community per elaborare il nuovo nome di una forza di centro. La scelta più votata? Partito della Nazione, molto simile a quel Polo della Nazione battezzato dal leader centrista insieme a Gianfranco Fini.

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