In piazza come allo stadio: si studia il daspo per i cortei

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Secondo il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano il provvedimento che vieta le partite ai tifosi più pericolosi dovrebbe essere esteso anche alle manifestazioni. Intanto sulla scarcerazione dei giovani Alfano manda gli ispettori

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Estendere il daspo (il divieto di accedere alle manifestazioni sportive) anche ai cortei in piazza. La proposta arriva da Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni. "Per contare su uno strumento in più sul piano della prevenzione", spiega l'esponente dell'esecutivo, che "permette di conoscere preventivamente, e non sulla base di mere informative, i soggetti da tenere distanti dalla piazza, nell'interesse stesso dei manifestanti con intenzioni pacifiche".

Intanto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, riferendo in aula al Senato sulla guerriglia andata in scena a Roma martedì 14 dicembre ha dichiarato di rispettare ma non condividere la decisione dei magistrati che giovedì 16 dicembre hanno rimesso in libertà i 24 giovani fermati per gli scontri di martedì scorso a Roma durante le proteste contro la riforma universitaria, sostenendo che ora potranno reiterare le violenze in vista dell'approvazione in Senato della legge Gelmini la prossima settimana.
Intanto il Guardasigilli Angelino Alfano ha reso noto di aver incaricato l'ispettorato generale di effettuare un "accertamento urgente sulla conformità formale e sostanziale alle norme" applicate dall'autorità giudiziaria per le scarcerazioni.
Immediata la replica dell'Associazione nazionale magistrati che parla di "indebita interferenza".

Al centro del dibattito politico, infatti, ci sono ancora gli scontri e gli incidenti che il giorno della fiducia al governo Berlusconi hanno devastato la Capitale.
Il bilancio, secondo quanto reso noto dal ministro è di circa 100 agenti feriti e 28 manifestanti che hanno fatto ricorso a cure mediche, mentre sono andati distrutti sei mezzi delle forze dell'ordine e due veicoli privati.

Evitate conseguenza peggiori - "Sono state evitate conseguenze più gravi ed è stata garantita la libertà di espressione di chi voleva manifestare pacificamente" ha aggiunto il titolare del Viminale , che ha poi espresso "apprezzamento" per il comportamento di polizia e carabinieri e ribadito "vicinanza e solidarietà a chi è rimasto ferito per porre argine ad una guerriglia messa in atto da gruppi violenti animati solo dall'intento di creare incidenti".
Secondo Maroni, quanto accaduto martedì "segna una novità rispetto ad altre manifestazioni di dissenso anche forte degli ultimi anni", perché gli studenti che protestavano contro la riforma "sono stati presi in ostaggio da gruppi organizzati di violenti che avevano il solo scopo di sfregiare la città, colpire i palazzi della democrazia e attaccare gli uomini forze ordine".

Tra le condanne per gli atti violenti della piazza, le accuse mosse al governo per la cattiva gestione del corteo di protesta e la presunta presenza di "infiltrati" della polizia nel corteo, la polemica continua ad incendiare gli animi di Palazzo.

Nessun infiltrato - Il ministro, infatti, respinge con forza l'ipotesi che tra i manifestanti ci fossero infiltrati delle forze dell'ordine, come sostenuto da alcuni media e politici.
"Le illazioni diffuse di provocatori infiltrati dalle forze di polizia sono infondate e gratuitamente offensive nei confronti degli operatori di tutte le forze dell'ordine", ha sottolineato Maroni. "I professionisti della violenza non possono essere giustificati e non possono trovare sponde da nessuna parte politica", ha aggiunto. "Devono essere isolati e perseguiti con determinazione".

Non condivido la scarcerazione dei fermati - A far discutere, anche la decisione di cinque sezioni del Tribunale di Roma che giovedì 16 dicembre hanno convalidato gli arresti di 23 persone fermate, ma ne hanno disposto la scarcerazione. 
Una decisione, questa, "che rispetto, ma non condivido - dichiara Maroni - Questi violenti fermati hanno infatti la possibilità di reiterare le violenze. Logico sarebbe stato mantenere per loro le misure restrittive".

Domiciliari per il ragazzo con la pala - Intanto, il gip del Tribunale dei minori ha disposto i domiciliari per il 16enne indicato inizialmente dai media come "l'uomo della pala" e considerato in un primo momento un possibile infiltrato delle forze dell'ordine.
"Permanenza a casa", dunque, per il giovane figlio di un ex esponente di un gruppo storico dell'estrema sinistra, Autonomia Operaia, che era stato identificato il 14 dicembre per essere poi immediatamente rilasciato. Dopo la pubblicazione di alcune foto, è stato lo stesso giovane a presentarsi alle autorità, dicono fonti giudiziarie.

Dopo le scarcerazioni, Alfano manda ispezioni - "A seguito della scarcerazione dei responsabili di gravi atti di guerriglia urbana e di violenta contestazione delle istituzioni - riferisce una nota del  ministero della Giustizia - il ministro Alfano ha incaricato l'Ispettorato Generale di effettuare l'accertamento urgente sulla conformità formale e sostanziale alle norme, del provvedimento disposto dall'Autorità Giudiziaria".

Scene che non avremmo mai voluto vedere - Martedì la giornata di protesta contro la riforma dell'Università, con migliaia di studenti in piazza in diverse città mentre si votava la fiducia al governo del premier Silvio Berlusconi, si è trasformata nella Capitale in una lunga sequenza di violenze e scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con un clima che a momenti ha ricordato quello del G8 di Genova.
L'Ama, l'azienda municipale per la nettezza urbana, ha valutato in circa 450mila euro i danni alla zona teatro delle violenze, dove sono anche stati dati alle fiamme veicoli e sono state infrante vetrine di negozi e banche.

Guarda l'intervento integrale del ministro Maroni


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