Risse e insulti. Nell'Aula e fuori, fiducia senza fairplay

Deputati finiani contro leghisti in Aula alla Camera. I commessi intervengono a evitare lo scontro
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Dalle minacce a Catia Polidori, al "coglionazzo" gridato a Gianfranco Fini. Fino al "tiè" a caratteri cubitali del quotidiano Libero. Cronaca di 24 ore di tifo politico

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di Serenella Mattera

Ma quale fair play, macché compostezza. Quando la politica si fa stadio, tutto è concesso. Nessuna censura. C’è chi grida “troia” in Aula e chi dà del “coglionazzo” al presidente della Camera. Chi mostra il dito medio e chi fa il gesto dell’ombrello. E chi si sfoga su Facebook, con insulti irripetibili all’indirizzo della “traditrice” del giorno, Catia Polidori, che si spaventa e va alla Polizia, per le “minacce” ricevute.

Il day after della vittoria di misura alla Camera di Silvio Berlusconi e del suo governo, reca ancora traccia dei postumi di festeggiamenti scomposti da una parte e reazioni incontrollate dall’altra. Non solo nelle cronache e nelle foto di un 14 dicembre carico di tensioni, ma anche sulla prima pagina di un quotidiano militante come Libero. “Tiè”, è il titolo di apertura. Scritto a caratteri cubitali. E sotto una caricatura di un Silvio Berlusconi dal viso torvo e compiaciuto che fa un eloquentissimo gesto dell’ombrello. Sopra, per chi proprio non avesse capito, l’occhiello: “Che goduria/La vendetta”.

Intanto a sinistra, con toni molto meno grevi, Massimo D’Alema in un’intervista a Repubblica definisce “mentecatti” coloro che mettono in discussione la strada seguita dal Pd di Bersani, del dialogo con Fini e Casini. Poi aggiunge: “Cretini in giro ce ne sono sempre. Ma spero che nel Pd non vengano fuori”.

Solo postille, ad ogni modo, a una giornata campale. Segnata da una tensione talmente alta, che sfocia in risse e insulti non solo alla Camera, ma anche al Senato, dove il voto di fiducia passa senza grossi intoppi, ma nel pomeriggio gli animi si accendono in commissione, dove si sta discutendo il decreto sicurezza. E ci scappa il “ferito”.
Tutto inizia quando il senatore del Pd Enzo Bianco, toglie di forza il microfono al presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, che voleva dichiarare inammissibili alcuni emendamenti. Interviene allora il senatore pidiellino Franco Munai, che strattona Bianco. Bianco reagisce con uno spintone e allora Alberto Balboni (Pdl) corre in auto del collega, punta dritto contro il democrat e gli sferra due pugni in faccia. Il senatore Pd finisce in infermeria in leggero stato di choc. Ma Balboni nega il pugno e lamenta: “L’opposizione vuole fare un caso per una stronzata”.

Nelle stesse ore la deputata Catia Polidori si rivolgeva alla Polizia, per denunciare la messe di insulti che le piove addosso, via mail, sms, Facebook (“prima arrivavano le ‘minacce’ dei Berluscones, ora quelle degli anti-Berluscones”). Che ha fatto la parlamentare umbra? Ha “tradito” in Aula Gianfranco Fini e il gruppo Fli, nel quale era approdata dal Pdl pochi mesi fa. E ha votato la fiducia al governo.

E’ lei il volto di “giuda” di questa “mancata sfiducia” a Berlusconi. “Scilipoti, Calearo e Catone, Siliquini e Polidori vergognatevi”, riassume un gruppo Facebook, ricordando quasi tutti i deputati decisivi in favore del premier, dopo essersi distinti dalle posizioni dei rispettivi gruppi (Idv, Pd, Fli). Mentre i finiani di Generazione Italia usano l’arma dell’ironia e propongono uno spray “Antimoffa” (dal nome di Silvano Moffa, che si è astenuto, ndr) per “ripulire il movimento”.

Ma è contro Polidori che la rabbia sembra incontrollata. “Polidori, dai, scegli un ministero”, le scrivono. Mentre sulla bacheca del gruppo “Vergognati Catia Polidori” (circa 19 mila iscritti in meno di un giorno) compaiono insulti irripetibili. “Ho sofferto molto per la mia decisione. Non mi vedete smarrita?”, si affanna a spiegare lei. Ma ottiene in risposta frasi come: “Trenta denari, quanti euro varrebbero?”. Oppure: “Ora si capisce perché Berlusconi ha questa smania di regalare soldi pubblici al Cepu”, con riferimento alla parentela (che la parlamentare già ribattezzata “Miss Cepu” ora nega) con gli omonimi Polidori, fondatori della scuola di ripetizioni private.

Forse la spiegazione è che il suo “tradimento” era quello non annunciato, inatteso, decisivo. E infatti quando in Aula Polidori pronuncia il suo “no” alla sfiducia, anche alcuni compagni di partito restano spiazzati e scoppia il putiferio (guarda il video). Si leva il grido “Troia!”. E volano parole grosse tra leghisti e finiani. Giorgio Conte e Fabio Granata (Fli) corrono verso i deputati del Carroccio per rispondere agli insulti. Ma vengono intercettati da Guido Crosetto (Pdl) che, insieme a numerosi commessi, riesce a bloccarli.

Fini sospende i lavori d’Aula ed esce a fumare una sigaretta, rompendo un’astinenza che durava da quasi un anno. Il “no” di Polidori rende chiara la vittoria di Berlusconi. E al Senato Maurizio Gasparri, che assiste con i colleghi alla diretta dalla Camera, dopo il voto della ex finiana alza il dito medio non appena le telecamere inquadrano Fini. Manca poco al verdetto conclusivo, che sarà festeggiato in Aula da applausi, grida, sventolii di pallottoliere (quello di Massimo Corsaro, Pdl) e di bandiere tricolore (Alessandra Mussolini inscena una specie di tarantella). Il presidente della Camera è uno dei primi a uscire dall’emiciclo. Senza dire una parola si avvia verso il suo ufficio. “Dimettiti”, gli urla qualche parlamentare. E qualcun altro, a degno sugello, aggiunge: “Coglionazzo!”.

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