Bocchino: "Sì a un Berlusconi bis se il premier si dimette"

il capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino
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"Se il presidente verrà sfiduciato il 14 dicembre - dice il capogruppo di Fli alla Camera - non ci saranno più margini". Cicchitto: "Dall'esecutivo nessun passo indietro, aperti a modifiche della legge elettorale"

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Futuro e libertà non esclude la possibilità di un governo Berlusconi bis, ma a condizione che il premier si dimetta prima del voto sulla mozione di sfiducia alla Camera del 14 dicembre. A dirlo il capogruppo a Montecitorio di Fli, Italo Bocchino in un'intervista a Repubblica. In caso contrario, se Berlusconi verrà sfiduciato, per Bocchino, "non ci saranno più margini" per un governo con la sua guida.
Secondo Bocchino è comunque probabile che Berlusconi si dimetta: "Il 14 mattina immagino si dimetterà, avendo così la possibilità, per prassi costituzionale, di riassumere l'incarico". Dopodichè, Berlusconi dovrebbe "sedesi attorno ad un tavolo con Fini e Casini "per stabilire "una nuova agenda economico-sociale" e "riformare la legge elettorale". Dal capogruppo di Fli arriva invece un no alle elezioni aniticipate o a un ribaltone: "No a un governo di responsabilità che mandi all'opposizione chi ha vinto le elezioni, sì se è con Pdl e Lega. Se Berlusconi indica un nome, Letta, Tremonti, Alfano, va benissimo". Nomi questi indicati anche dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini.

Bocchino si dice inoltre preoccupato per "il clima che il Pdl e le sue propaggini giornalistiche vogliono creare"."Un clima di odio, di contrapposizione che, come è accaduto in altri periodi della storia, rischia di armare le mani di estremisti o di pazzi", ha aggiunto affermando di aver ricevuto moltissime mail di insulti e minacce.

Sull'altro fronte, il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, in un'intervista alla Stampa, rispedisce al mittente qualunque richiesta al premier di "fare un passo indietro": "E' necessario - dice - che il governo Berlusconi faccia due passi avanti, altro che passi indietro. Il primo sull'economia recependo l'accordo tra Confindustria e parti sociali e l'altro riprendendo "il filo delle riforme istituzionali". E qui Cicchitto apre anche alla possibilità di riformare la legge elettorale: il cui punto discriminante, precisa, è "mantenere il premio di maggioranza".

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