Gelmini: o la riforma viene approvata così com'è o la ritiro

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Il ministro dell'Istruzione fronteggia l'emendamento Fli appena approvato. Il voto definitivo sul ddl che cambierà il volto dell'università italiana slitta al 30 novembre, intanto continuano le proteste degli studenti. GUARDA LE FOTO

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O viene approvato così com'è, o il ddl per la riforma dell'Università sarà ritirato: il ministro dell'Istruzione Gelmini ha accolto con durezza la votazione positiva per l'emendamento Fli presentato in Aula il 25 novembre. "Finché Fli su un emendamento non particolarmente significativo marca una differenza per dimostrare la propria indispensabilità appartiene alla tattica parlamentare - ha analizzato - mi auguro che non accada su emendamenti pesanti che possono stravolgere il contenuto della riforma. Se così fosse mi troverei nelle condizioni di ritirare il provvedimento".

Il voto finale sulla riforma è slittato al 30 novembre, mentre in tutta Italia continuano le proteste dei giovani.
Sulle manifestazioni il ministro ha le idee chiare: "I baroni, attraverso alcuni studenti, tentano di bloccare una riforma che rende l'università italiana finalmente meritocratica". "Non è un caso se tra le prima 150 università del mondo non c'è un solo ateneo italiano", ha sottolineato. I giovani dell'Unione degli universitari hanno dichiarato che "la protesta andrà avanti a oltranza fino a quando no otterremo il ritiro del ddl".

Mentre la Gelmini continua a portare avanti il suo provvedimento, dai banchi dell'opposizione si esulta. Il risultato della votazione di Montecitorio è stato raaccolto con un boato dai deputati della minoranza e subito dopo Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, ha accomentato: "Il governo è stato battuto un'altra volta". "Ora è chiaro che i numeri per la sfiducia all'esecutivo ci sono, serve solo la volontà politica", ha concluso. Il segretario del Pd Bersani, dal canto suo, era intervenuto prima della votazione per chiedere alla Gelmini di ritirare il provvedimento dicendosi "pronto a discutere con lei e con il ministro Tremonti su come correggere alcune distorsioni di questa legge" e su come "trovare le risorse necessarie".
Mentre Franceschini insiste sul fatto che "il governo e la maggioranza prendano atto del clima che c'è nel Paese e nelle università" nei giorni che separano i deputati dal voto definitivo del 30 novembre, la Lega Nord contesta la decisione di posticipare la votazione. "Non si puà anteporre un seminario di partito (quello organizzato in giornata dal Pd a Roma, n.d.r.) alla discussione sulla riforma dell'università", ha detto il capogruppo Marco Reguzzoni.

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