Parlamentari che mirano al vitalizio, soccorso al governo?

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In più di 560 non hanno ancora raggiunto il numero di giorni sufficienti per maturare la pensione. A 64 di questi basterebbe arrivare al 28 aprile per vedersi riconosciuto il vitalizio. Un'arma in più a favore del premier in vista del 14 dicembre?

di Raffaele Mastrolonardo

Cinque alla Camera, un po' meno al Senato. Lo dicono i regolamenti dei due rami del Parlamento. Tanti sono gli anni necessari agli eletti in questa legislatura per maturare il diritto alla pensione: vale a dire un minimo di circa 2.400 euro dai 65 anni in poi (ma i soldi possono essere molti di più, e scattare a 60 anni, per chi fa più legislature). Nella complessa partita a scacchi in vista della fiducia del 14 dicembre prossimo anche questi numeri possono avere un loro peso. Sono infatti ben 566 i deputati e i senatori (394 e 172 rispettivamente) che devono ancora raggiungere un lustro di attività e che quindi sarebbero colpiti nel portafogli in caso di crisi di governo ed eventuale successivo scioglimento delle camere. Anche perché, se la legge elettorale non cambierà, a decidere le candidature saranno le segreterie dei partiti e questo vuole dire che molti degli attuali servitori del popolo non avranno garanzia di essere rieletti e accumulare ulteriore anzianità in vista del sospirato vitalizio.

Si fa dunque spazio nel machiavellico scenario della politica italiana il sospetto che tra le centinaia di aspiranti pensionati qualcuno lasci da parte le indicazioni del proprio gruppo e le più profonde convinzioni politiche per correre in soccorso dell'esecutivo (con il proprio voto o con un'assenza strategica) e aumentare così le chance di godere una vecchiaia economicamente più serena.

Ma come è composta questa vasta pattuglia di pensionabili che potrebbe favorire Silvio Berlusconi? Secondo i dati compilati da OpenParlamento, sito che monitora l'attività della Camere, si tratta di un esercito trasversale equamente distribuito da destra a sinistra. Alla Camera, per esempio, coloro che non hanno ancora raggiunto il diritto alla pensione sono il 57% dei deputati presenti nel gruppo del Popolo della Libertà e il 74% dei leghisti. Ma visto che, pensione o no, il sostegno all'esecutivo di questi non è in dubbio, decisamente più interessante sarà vedere se ci sarà qualche defezione rispetto alla linea di partito nelle opposizioni.  Saranno tutti compatti dietro la sfiducia quel 69% di deputati del Pd, quel 60 % per cento di onorevoli dell'Unione di Centro e quel 70 % di membri dell'Italia dei valori che non sono ancora certi del vitalizio? E che dire del 45 % dei politici di Futuro e libertà e della metà dei deputati del gruppo misto che non hanno ancora superato l'agognato traguardo? Non è detto, certo, ma tra questi il presidente del Consiglio potrebbe trovare più di un soccorritore. 

E se da Montecitorio ci spostiamo qualche centinaio di metri in linea d'aria più in là, a Palazzo Madama, la situazione non cambia troppo. Al Senato la metà dei senatori di Futuro e libertà e del Gruppo Misto, il 91 % di quelli dell'Italia dei valori, il 64 % del Pd rischia infatti di rimetterci un bel po' in caso di morte prematura, se non del governo, di certo della legislatura. Anche qui, insomma, la pattuglia dei potenziali crocerossini dell'esecutivo è vasta.

All'interno delle fila di questo battaglione bisogna però distinguere. Sempre sulla carta, infatti, c'è chi ha più o meno interesse a dare una mano al governo. Per la maggioranza dei 560 parlamentari in attesa di pensione, infatti, i giorni all'alba sono ancora tanti, troppi per giustificare da soli un voto di fiducia. Per tutti coloro che si trovano nella prima legislatura (e sono 329) il sole deve sorgere e tramontare ancora 886 volte prima di permettere loro tagliare il traguardo, e per alcuni, come il neofita Maurizio Grassano, deputato del Gruppo Misto, il calendario segna meno1.665 giornate. Tuttavia, guardando bene tra le cifre di OpenParlamento, si nota che c'è una nutrita pattuglia – composta per lo più di deputati e senatori giunti al secondo mandato – a cui pochi mesi di vita parlamentare in più regalerebbero una svolta agiata alla propria senescenza. Sono infatti 145 alla Camera e 64 al senato i rappresentanti degli italiani a cui basterebbe che la legislatura si prolungasse almeno fino al 28 aprile per completare i 5 anni richiesti dal regolamento per il diritto all'indennità. Tra questi, nelle file delle opposizioni e dintorni, se ne contano 12 nel Gruppo misto, 10 in Futuro e libertà, 7 nell'Italia dei valori, 59 nel Pd e 14 in Udc e Unione di Centro. Per tutti costoro elezioni anticipate che cadessero, come si ipotizza, a marzo suonerebbero come una beffa sul filo di lana e potrebbero significare un finale molto simile a quello di Dorando Petri.


I deputati prossimi alla pensione

Popolo della Libertà: 136 su 237 (57%)
Lega Nord Padania: 44 su 59 (74%)
Partito Democratico:143 su 206 (69%)
Unione di Centro: 21 su 35 (60%)
Futuro e Libertà: 16 su 35 (45%)
Italia dei valori: 17 su 24 (70%)
Gruppo Misto: 17 su 34 (50%)


I senatori prossimi alla pensione

UDC, SVP e Autonomie: 5 su 14 (35%)
Popolo della Libertà: 55 su 135 (40%)
Partito Democratico: 72 su 112 (64%)
Lega Nord Padania: 18 su 26 (69%)
Gruppo Misto: 6 su 12 (50%)
Futuro e Libertà: 5 su 10 (50%)
Italia dei valori: 11 su 12 (91%)

(Dati: OpenParlamento.it)

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