Università, tempi stretti per la riforma

23 novembre 2010 - Un momento della protesta degli studenti universitari di Torino
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Il governo punta ad approvare il ddl entro giovedì, l'esame al Senato per il via libero definitivo è invece previsto per il 9 dicembre. Intanto, gli studenti continuano a protestare in piazza e negli atenei

Stretta sul ddl - Tempi stretti per il ddl Gelmini di riforma dell'università. La maggioranza punta ad approvare il provvedimento in aula alla Camera entro giovedì e dal 9 dicembre è già previsto, secondo quanto si è appreso, l'esame al Senato per il via libera definitivo. Quindi, con la sessione di Bilancio in chiusura e prima del voto di fiducia al governo del 14 dicembre. Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, così riuscirebbe a portare a casa la riforma dopo due anni di polemiche e difficoltà.

Gelmini: il decreto va varato - Mariastella Gelmini, in difesa del suo lavoro, nei giorni scorsi ha infatti rivolto un appello ai deputati che hanno sollecitato il rinvio della discussione sul disegno di legge sull'università affinché riflettano.
"Portare il ddl a termine è un dovere al quale non possiamo sottrarci - ha dichiarato il ministro - Non farlo significherebbe, chissà ancora per quanto tempo, la continuazione di un intollerabile vuoto normativo in materia di reclutamento che fa dell'Italia oggi l'unico paese al mondo in cui non esiste un modo di diventare professori di università, significherebbe tenerci le mille forme di precariato non regolato, rinunciare a nuove regole chiare e trasparenti sulla valutazione". E anche, ha aggiunto, "il paradosso di aver discusso un anno per recuperare risorse che oggi ci sono e non dare a alle università regole certe per spendere e investire quelle somme".
Dunque, ha insistito, "invito a una riflessione su questo punto" e "il mio augurio è che anche in questo clima politico complicato" più "delle divisioni la Camera dimostri il suo
interessamento per l'università. Dobbiamo anteporre l'importanza dell'università ai legittimi interessi di parte".

Fli non voterà contro il decreto - E rassicurazioni, in questo senso, arrivano proprio da Fli che ha fatto sapere che non voterà contro il ddl di riforma dell'università. Il finiano Fabio Granata ha spiegato ai giornalisti che ci sono state delle rassicurazioni da parte del ministro dell'Istruzione sui punti sollevati dal suo partito e che comunque "il voto finale sarà o l'astensione o il voto favorevole. Non sarà un voto negativo".

Non si placano le proteste - Intanto, gli studenti delle scuole medie superiori continuano a scendere in piazza con slogan e cartelloni contro quella che definiscono la "svendita" dell'istruzione a causa dei tagli apportati dal ddl.
Dopo le occupazioni, cogestioni e autogestioni avviate nei giorni scorsi a Trieste e Genova, le agitazioni si sono allargate almeno una decina di istituti della capitale, a Torino, a Palermo, Genova e poi Pisa.

Torino - Nel capoluogo piemontese gli studenti hanno bloccato la ciircolazione dei treni per circa mezz'ora. Gli studenti dell'Università di Torino, infatti, hanno occupato i binari della stazione di Porta Nuova.

Palermo - "Facciamo parte di un movimento studentesco ribattezzato 'rete dei collettivi studenteschi' - ha spiegato Lorenzo Passalacqua del liceo Cannizzaro di Palermo - che ribadisce il suo no alla tendenza di privatizzare un bene come la cultura, che deve essere pubblico e non elitario". Gli studenti puntano l'indice soprattutto contro la riforma delle superiori, giudicata da Francesco Teresi, rappresentante del liceo Umberto I di Palermo, "assolutamente distruttiva nei confronti della scuola pubblica e in generale dell'istruzione: finanziare con 240 milioni di euro le scuole private sono simbolo di una mercificazione del sapere e di un'istruzione dogmatica ridotta a pochi principi".

Pisa - Cinque facoltà occupate, assemblee un po' ovunque e almeno duemila studenti mobilitati. E' il bilancio della giornata di protesta contro il Ddl Gelmini che si è scolta martedì 23 novembre all'Universtà di Pisa, alla quale hanno aderito anche l'associazione nazionale dei docenti e i ricercatori.
In una nota i ricercatori universitari denunciano "il blitz dei deputati della maggioranza che hanno abrogato persino gli emendamenti al ddl presentati da loro stessi, tra cui l'esenzione dall'obbligo di restituzione dei buoni studio per gli studenti laureati con il massimo dei voti, la definizione di una soglia di retribuzione minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca, il ripristino per i giovani ricercatori degli scatti di anzianità soppressi lo scorso agosto e il finanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali".

Il ddl Gelmini viene poi definito "un provvedimento sbagliato, che umilia l'università pubblica e lo stesso ministro dell'Istruzione, da oggi subordinato a quello dell'Economia". Infine, si dichiarano "indisponibili a svolgere esami e a far parte di qualunque commissione, ove non ne abbiano l'obbligo per legge.

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