Napolitano: i tagli alla cultura non risanano il bilancio

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
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Dopo le proteste del mondo dello spettacolo sulla Finanziaria, duro monito del Capo dello Stato: "Non troveremo le nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca"

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L'Italia non può evitare la riduzione del suo debito pubblico anche attraverso i tagli alla spesa pubblica, ma tutto questo non può "mortificare" la cultura.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è netto: il giorno dopo lo sciopero dei lavoratori dello spettacolo per protestare contro i tagli previsti dalla finanziaria 2011 al settore, il capo dello Stato ha detto che "dobbiamo fare i conti con una riduzione, cui non possiamo sfuggire, del nostro debito pubblico".
"Esistono sfide che richiedono revisioni rigorose nella spesa pubblica", ha sottolineato Napolitano. "Dobbiamo discuterne seriamente e trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale. Ma è con serietà e convinzione che mi sento di dire che queste vie non le troveremo attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria".
Napolitano ha menzionato le gravi difficoltà che attraversa il settore dello spettacolo, ma ha aggiunto: "tenendomi lontano dalla dialettica tra sindacati e governo, considero positivo quel che ha annunciato ieri il ministro dei Beni culturali in materia di ripristino di risorse per il Fus 2011 e di rinnovo delle misure di incentivazione fiscale al cinema".
Il Fus è il Fondo unico per lo spettacolo, ridotto ai minimi storici, che i lavoratori chiedono di portare almeno ai livelli del 2008, pari a 450 milioni di euro. Sulle risorse da destinare al settore, il presidente ha comunque auspicato una "riflessione di fondo e di prospettiva" che comprenda l'insieme del capitolo cultura e delle risorse pubbliche e private da destinare.

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