Berlusconi-Fini: ora lo scontro è sul simbolo

Italo Bocchino
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Il capogruppo di Fli Bocchino: “Il premier prepara un nuovo partito? Non può usare né il nome né il logo del Pdl perché in comproprietà col presidente della Camera”. Il sindaco di Terzigno: "Il logo è mio, può usarlo solo il presidente del Consiglio"

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Non si usi il simbolo del Pdl - E' battaglia tra Fli e Pdl sull'uso del logo del partito: in caso di elezioni - attaccano i finiani - Silvio Berlusconi non potrà usare né il nome né il simbolo
del Pdl. La titolarità del simbolo, ribattono dal Popolo della Libertà, è del premier che  quindi può sicuramente utilizzarlo senza il consenso dell'altro co-fondatore, Gianfranco Fini.

Bocchino sfida Berlusconi - E' Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera a lanciare il guanto di sfida: "Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto-  dichiara - comprendiamo la sua esigenza, anche perché il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli". E se il premier volesse "scendere in campo definendosi 'il vero centrodestra' - prosegue Bocchino - per
evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso 'il vero centrodestra' è stato registrato da noi all'ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà il vero centrodestra italiano". Inoltre, aggiunge il capogruppo di Fli, un atto notarile siglato dai due co-fondatori, stabilisce che senza il consenso di uno dei due, non è possibile presentare quel simbolo.

Il Pdl: il titolare del simbolo è Berlusconi - Pronta la replica del coordinatore del Pdl Sandro Bondi: "Non riesco a comprendere come l'onorevole Bocchino possa continuare a rivolgersi al presidente del Consiglio non tanto sulla base di argomentazioni politiche, discutibili quanto legittime, quanto ricorrendo in ogni circostanza a toni, giudizi, provocazioni, pose che sarebbero a stento ammessi nelle più misere discussioni condominiali".
Il popolo della Libertà appellandosi alle disposizioni dell'Ufficio marchi e brevetti e agli articoli dello Statuto, sottolinea invece che il titolare del 'marchio' è Silvio Berlusconi. E anche a norma di statuto, spiegano, non serve l'assenso contemporaneo di Fini e Berlusconi.
E in merito allo scontro sul simbolo del Pdl interviene anche il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio: "Il simbolo del Pdl - ha detto all'Ansa - l'ho creato io. Mi sono presentato con questa lista alle elezioni comunali del maggio 2007 e sono diventato sindaco per la prima volta. Poi, con una scrittura privata, il 24 agosto successivo, l'ho ceduto a Silvio Berlusconi che è l'unico titolato ad utilizzarlo". "Sono stupito - ha aggiunto - dalle parole di Bocchino, non so di cosa parli".

E' scontro anche sul web - La querelle sul logo che secondo Italo Bocchino il Pdl non potrà continuare a usare tiene banco sui siti di Futuro e Libertà e del Popolo della Libertà. Una sorta di duello a distanza che vede contrapporsi i supporter berlusconiani e finiani a colpi di accuse e offese. Da Spazio azzurro, bacheca aperta alle opinioni degli elettori e dei simpatizzanti del Pdl, emerge l'insofferenza per la sortita del capogruppo di Fli. "Bocchino -attacca Alkampfer- blinda nome e simbolo del Pdl: 'Berlusconi non può utilizzarlo'. Bocchino il mafioso è meglio che vada via dall'Italia".
E non sta certo a guardare il sito di Generazione Italia che replica pubblicando l'atto costitutivo dell'associazione 'Popolo della libertà": "In caso di scioglimento dell'associazione ai sensi dell'articolo 4 comma 2, il simbolo - si legge - non potrà essere oggetto di uso da parte degli odierni associati, o di alcuno di essi, se non con il comune espresso accordo scritto di tutti, e compete altresì a ciascuno degli odierni associati la capacità di agire individualmente nei confronti di eventuali terzi, con ogni forma e in ogni sede, anche in giudizio, sia in via ordinaria, sia in via cautelare o d'urgenza, per la tutela del simbolo in ogni sua parte".

Querelle interne al governo - La questione del simbolo non è l'unica 'grana' ad agitare le acque nel partito di Berlusconi. Il caso sollevato nel Pdl dalle annunciate dimissioni di Mara Carfagna riapre la polemica sulla gestione in Campania e si intreccia, anche a livello istituzionale, con l'emergenza rifiuti, casus belli che ha innescato la levata di scudi del ministro delle Pari opportunità.
Il ministro Carfagna, infatti, oltre a puntare il dito contro una gestione poco trasparente del termovalorizzatore di Salerno, ha anche accusato il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, di essere un uomo di Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl.
"Io mi definisco un uomo delle istituzioni" ha replicato Cirielli ai microfoni di SkyTG24. E a proposito di Cosentino ha aggiunto: "In  questi anni si è sempre dimostrato una persona moderata, non mi ha mai chiesto nulla e non ha mai mostrato l'arroganza e la prepotenza tipica dei camorristi". Mentre la Carfagna, attacca "mi chiese di piazzare dei suoi uomini che però non ritenevo adeguati al ruolo che dovevano ricoprire" all'interno della Provincia.

Intanto, il Quirinale a far sapere che la Presidenza della Repubblica "non ha ricevuto e non ha, quindi, potuto esaminare, né prima né dopo la riunione del Consiglio dei ministri di giovedì 18 novembre, il testo del decreto-legge sulla raccolta dei rifiuti e la realizzazione di termovalorizzatori in Campania, che sarebbe stato definito dal governo".

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