Biotestamento, Roccella: "Registri nei Comuni presa in giro"

Mina Welby e Beppino Englaro presentano una proposta sul registro del biotestamento a Torino nell'estate del 2009
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Una circolare del governo definisce gli elenchi degli enti locali "privi di qualunque efficacia giuridica". Radicali e associazione Coscioni replicano: "Tecnica ricattatoria che sarà battuta in tribunale". Englaro: "Dicano come far rispettare le volontà"

"I registri sul biotestamento fatti nascere da alcuni Comuni sono privi di qualunque efficacia giuridica". Non lascia spazio a interpretazioni una circolare dei ministri della Salute, Ferruccio Fazio, del Welfare, Maurizio Sacconi, e degli Interni, Roberto Maroni, indirizzata ai comuni e resa nota dal sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella.
La nota arriva pochi giorni dalla decisione, anche da parte del Comune di Torino, di dotarsi di un registro delle volontà sui trattamenti sanitari.

Secondo l'associazione Luca Coscioni, sono oltre 70 i Comuni italiani che, "con diverse modalità, hanno già dato il loro sì all'istituzione di un registro dei testamenti biologici". Tra questi Arezzo, Cagliari, Caserta, Empoli, Firenze, Genova, Gorizia, La Spezia, Lecco, Massa, Modena, Piacenza, Pisa, Pistoia, Reggio Emilia, Rimini. In un'altra quarantina di Comuni, secondo l'associazione, il registro è in attesa di approvazione o istituzione, e in una decina è in corso la raccolta firme per la delibera di iniziativa popolare.

Ma per il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, i registri comunali sul biotestamento rappresentano una "presa in giro dei cittadini" perché "assolutamente inefficaci, ovvero privi di qualunque efficacia giuridica". Questi registri, sostiene Roccella, "rappresentano solo una provocazione politica e prendono in giro il cittadino poiché sono 'regolamenti' di una legge, quella sul biotestamento, che non c'è". Dunque, chiarisce il sottosegretario, "è evidente che non essendoci una legge in materia, il medico non può ottemperare ad alcuna richiesta di tipo eutanasico indicata nei registri. Il medico, cioè, non può che riferirsi alle normative esistenti, che vietano ogni attività eutanasica".

La replica alle parole del sottosegretario, dal fronte a sostegno del biotestamento, non si fa attendere. Ad essere "senza valore" è "la circolare del ministero" è l'immediata reazione dei Radicali e dell'Associazione Luca Coscioni alla circolare.
"Le sentenze Welby, Englaro e Nuvoli - spiega il segretario dell'associazione, Marco Cappato - stabiliscono in modo chiaro il diritto costituzionale a interrompere le terapie anche attraverso le dichiarazioni anticipate". "Prosegue - aggiunge Cappato - la tecnica ricattatoria, la stessa con cui il ministro Sacconi ha ricattato la clinica che si era proclamata disponibile a rispettare la legge nel caso Englaro. Per fortuna i ricattatori sono anche analfabeti di diritto e di regole, o fingono di non sapere". In ogni caso, "la tecnica ricattatoria e analfabeta sarà battuta in tribunale se lì i cosiddetti federalisti vorranno trascinare la libera e costituzionale volontà delle centinaia di comuni italiani".

"Se i registri non hanno valore, dicano loro cosa lo ha purché la volontà dei cittadini sia rispettata anche nel momento in cui non possono più difendersi e dire esattamente cosa vogliono", le parole di Beppino Englaro. "Se si riesce ad avere delle leggi ad hoc il cittadino si organizza e difende come può - ha aggiunto - quello che conta è che ci sia un documento, che può essere il registro o la tessera sanitaria, dove sta scritto chiaramente quali sono le sue volontà rispetto ai trattamenti di fine vita".

Per quanto riguarda la normativa in Italia, la legge sul biotestamento ancora non c'è, anche se una contestata proposta di legge è stata già approvata al Senato, e giace ora alla Camera.  Al centro del dibattito sollevato intorno alla norma in particolare, le tecniche di alimentazione e idratazione artificiali, da non considerarsi, secondo il testo approvato in Senato, come trattamenti terapeutici. Aspetto quest'ultimo modificato in Commissione Affari sociali alla Camera, dove è stata introdotta la possibilità di interrompere alimentazione e idratazione quando in alcune fasi terminali della vita diventano inutili o dannose.

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