Berlusconi e la maledizione dei presidenti della Camera

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi
1' di lettura

Il premier: “Dopo la finanziaria, la fiducia”. Ma per i governi da lui guidati, la crisi è nata sempre dal partito del numero uno di Montecitorio: la Lega di Pivetti, l'Udc di Casini e ora Fini con Fli. E la "regola" ha riguardato anche il centrosinistra

Guarda anche:
Beautiful Lab: la relazione Fini-Berlusconi in 4 minuti
Fini, Berlusconi e il Pdl. LE FOTO
Berlusconi: la fiducia? La chiederò dopo la finanziaria

Quasi una maledizione, per Silvio Berlusconi, o forse uno scherzo del destino: il partito che a inizio di ogni sua legislatura ha espresso il presidente della Camera, si è rivelato prima o poi l'artefice di una crisi di governo. Il conto è presto fatto. Sullo scranno più alto di Montecitorio c'è infatti la leghista Irene Pivetti, quando Umberto Bossi fa cadere il Berlusconi I. Mentre è Pier Ferdinando Casini a ricoprire la terza carica dello Stato quando l'Udc innesca il rimpasto del Berlusconi II. E se il finale di storia del Berlusconi IV è ancora tutto da scrivere, con Berlusconi che in una lettera ha comunicato che chiederà la fiducia solo dopo la finanziaria, la profonda crisi in cui si trova a galleggiare è nata dallo strappo con Gianfranco Fini, che da presidente della Camera ha rotto col Pdl fondando un nuovo partito, il Fli.

Quasi una regola della Seconda Repubblica, dunque. Che non è stata smentita del tutto neanche dai governi di centrosinistra. A volerla proprio prendere sul serio, insomma, nelle prossime legislature si dovrebbe stare molto attenti a chi si sceglierà per occupare lo scranno più alto di Montecitorio.

IL 'BRODO' DI PRODI - Lasciandoci alle spalle lo scontro Berlusconi-Fini ancora in corso, basta guardare alla scorsa legislatura, ai dolori che a Romano Prodi procura il suo presidente della Camera, Fausto Bertinotti. "Il progetto del governo è fallito", dice il leader di Rifondazione a Repubblica il 4 dicembre del 2007. Sarà poi Clemente Mastella a staccare la spina al governo Prodi, ma il destino appare segnato già nelle parole del presidente della Camera, che conferma la posizione critica del suo Prc: "Il governo ha accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze
della sinistra". Due mesi prima Bertinotti, dopo l'ennesimo voto superato per un soffio dalla maggioranza in Senato, aveva già sentenziato: "Il malato ha preso un brodo".

I CONSIGLI DI CASINI - "Mi hanno chiesto un consiglio. Ma può un cieco guidare un altro cieco, oppure finiranno tutti e due nel burrone?". Pier Ferdinando Casini nell'aprile del 2005 risponde con ironia alle domande dei cronisti. Sono le ore in cui l'Udc chiede discontinuità al Cavaliere, invocando un Berlusconi-bis, e i vertici del partito centrista si riuniscono a più riprese nell'ufficio del loro leader a Montecitorio per decidere le sorti della legislatura. Casini in pubblico mantiene però sempre la veste di terza carica dello Stato ed evita di entrare nel merito delle questioni politiche.

L'ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA - Il diessino Luciano Violante tra i presidenti della Camera della Seconda Repubblica appare come l'eccezione che conferma la regola. Ma anche i suoi anni (1996-2001) sono agitati da dissidi interni ai partiti di governo e il centrosinistra consuma ben quattro esecutivi (Prodi I, D'Alema I, D'Alema II, Amato).

LA LEGHISTA PIVETTI - "Non ero segretaria di nessun partito. E questo rispetto a Fini o a Bertinotti mi ha aiutata a restare imparziale nelle ore della crisi", racconta oggi Irene Pivetti. Da giovanissima presidente della Camera, vide il Berlusconi I finire dopo meno di un anno per mano del suo partito, la Lega. "Bossi allora venne a chiedermi una copertura politica, ma io gli dissi che non avrei potuto farlo: per il mio ruolo dovevo solo garantire la continuita' del Parlamento". Ma c'è un prezzo da pagare, secondo Pivetti: "Il presidente della Camera nel nostro sistema istituzionale e' una vittima sacrificale: per tenere fede al suo ruolo finisce per scontentare tutti, alleati e avversari, e questo lo penalizza sul piano politico, come almeno in parte è successo a me. Dovremmo fare come in Inghilterra, dove il presidente e' imparziale, ma dopo gli viene garantita almeno la rielezione".

Leggi tutto