Maroni, caso Ruby: "La Questura ha rispettato le procedure"

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Il ministro dell'Interno interviene alla Camera sul fermo della giovane marocchina: "Nessuna modalità che possa richiamare frettolosità o superficialità. Il Copasir a Berlusconi: si presenti per chiarire

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La polizia ha seguito correttamente le procedure nel caso di Ruby, la giovane marocchina che con le sue dichiarazioni ha scatenato un nuovo scandalo intorno al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dopo l'intervento del 9 novembre al Senato, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ribadisce la sua versione anche alla Camera dei Deputati.
Maroni ha detto che "nella gestione della vicenda non si evidenzia alcuna modalità che possa richiamare frettolosità o superficialità da parte della Questura di Milano avendo gli uffici rispettato tutte le procedure previste".

Per fare rilasciare Ruby, arrestata per furto a Milano lo scorso 27 maggio, intervenne con una telefonata alla Questura meneghina lo stesso premier, chiedendo ai funzionari di affidarla a Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl e sua ex igienista dentale.
La ricostruzione di Maroni sui fatti che accaddero alla Questura di Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi ricalca quella fatta dal ministro ieri al Senato: il premier avrebbe chiamato solo per chiedere informazioni sul fermo della ragazza, segnalata come nipote del presidente egiziano Mubarak.
Maroni inoltre ha ricordato le parole del procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che alcuni giorni fa ha dichiarato che non sono previsti nuovi accertamenti sulla procedura di identificazione e affidamento della giovane Ruby.

La ragazza, maggiorenne da pochi giorni, ha detto in un’intervista di essere stata una sola volta ad Arcore, di aver mentito sulla propria età e di aver parlato con Berlusconi dopo essere uscita dalla Questura: in quell'occasione il premier le avrebbe detto di non volerla più vedere. Una versione diversa da quella iniziale, in cui si parlava invece di più incontri.

Intanto nuove polemiche sono seguite alla diffusione di un video sul sito Internet del settimanale Oggi, in cui si vedono due ragazze che lasciano l'agenzia dell'impresario dello spettacolo Lele Mora, a Milano, e a bordo di un'auto raggiungono la residenza del premier ad Arcore (amico ventennale di Mora), dove entrano senza subire controlli da parte dei carabinieri di scorta davanti alla villa.
A tal proposito, il presidente del Copasir Massimo D'Alema ha inviato una lettera al premier Silvio Berlusconi, rinnovando l'invito a presentarsi al Comitato per discutere anche dei problemi relativi alla sicurezza.

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