"Berlusconi come un semidio, Fini più vicino alla gente"

Un momento della convention di Futuro e Libertà
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Filippo Panseca negli anni '80 ha inventato le scenografie colossali per Bettino Craxi. A Sky.it spiega le differenze tra le convention del Pdl e quella Fli. "Silvio si mette lontano, visibile solo sullo schermo". E il Pd? "Sembra una brutta azienda"

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di David Saltuari

"Bella la convention di Futuro e Libertà, per carità, ma sono tutte cose che io ho già fatto vent'anni fa". Non nasconde una punta di rammarico Filippo Panseca, l'uomo che per oltre dieci anni, dal 1978 al 1992 realizzò le scenografie per il partito socialista di Bettino Craxi. L'architetto siciliano trasformò i plumbei congressi dei partiti italiani in grandi eventi mediatici simili alle convention americane. Sua è la piramide del congresso del PSI del 1989, sua l'idea di mettere gli oratori al centro della sala, sua soprattutto l'idea di sostituire la falce e martello con il Garofano. "Poi con i fiori e le piante ci hanno seguito tutti. Prima la margherita, poi la Quercia, poi l'Ulivo. Rutelli ora dove sta? Nell'Api? Ecco, dopo le piante hanno cominciato con gli animali".

La politica la segue come tutti, ma poi nelle grandi occasioni l'occhio dell'addetto ai lavori scatta subito. "Rispetto alle convention di Berlusconi le differenze sono sostanziali. Il premier, quando parla da un palco, si mette sempre lontano dal pubblico. Si organizza una specie di serata degli Oscar, dove lui è nettamente separato dal pubblico, spesso collocato in una posizione nettamente più in alto di loro, li domina scenograficamente quasi come un semidio". Una scelta, dal punto di vista di un architetto, che diventa sostanziale. "A Perugia invece l'oratore era posizionato molto più vicino al pubblico, c'era un contatto diretto e l'effetto era di maggiore calore, di vicinanza". Un'opzione non casuale: "Si vede che dietro alla convention di Perugia ci sta gente di spettacolo, gente che viene dal teatro come Barbareschi."

Un'altra differenza è l'attenzione verso l'oratore. "Ai congressi si va per ascoltare chi parla" - spiega Panseca - "Alle convention del Pdl invece si finisce sempre per guardare uno schermo. In quella del 2008, per la fondazione del Pdl, c'era una scenografia enorme, troppo grande e dispersiva. Anche se salivano in dodici sul palco non li si notava. Tutta l'attenzione veniva catalizzata da un maxischermo e nessuno guardava sul palco. Così Berlusconi ha trasformato i congressi in format televisivi. A Perugia invece ho avuto l'impressione che l'oratore tornasse al centro della scena".

Scelte scenografiche e simboliche che trasmettono spesso anche contenuti e idee, che raccontano un modo di presentarsi in politica. Un messaggio che al Pd devono ancora imparare. "I congressi del Partito democratico sembrano quelli di un'azienda qualsiasi. Nella prima repubblica noi avevamo un uso dei colori molto preciso. I democristiani usavano il blu, i repubblicani il verde, socialisti e comunisti il rosso. Su quei colori si giocava molto, anche per creare un senso di identità, era una dichiarazione netta di appartenenza. Oggi, il Pd ma non solo, usa tutti colori pastello, molto stemperati, come se non fosse sicuro di quale sia l'identità che vogliono comunicare". Il simbolo del Pd? "Un logo aziendale. Ma questo è un problema di tutti i partiti. Anziché simboli ora si usano solo i nomi dei leader. Ma i simboli restano, mentre i leader passano".

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