I Rottamatori al Pd: "Il futuro siamo noi"

Matteo Renzi
1' di lettura

Si è chiusa la tre giorni dei contestatori interni al Partito democratico. Renzi risponde a Bersani: "Noi abbiamo rispetto, ma lo pretendiamo. E Civati rilancia: "Non serve un leader nuovo, ma una cultura politica diversa"

"Noi non siamo un pericolo per il Pd" e "abbiamo unito, non diviso"; non faremo "correnti o spifferi", abbiamo fatto una cosa "inedita ed entusiasmante" e abbiamo dimostrato che "la politica non è una parolaccia" ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, parlando con i giornalisti al termine della Convention dei Rottamatori che si è chiusa a Firenze, promossa da Matteo Renzi e Pippo Civati. Sull'assenza all'assemblea del segretario Pier Luigi Bersani, Civati ha ribadito: "Lo diciamo senza malizia: pensavamo che sarebbe venuto", ma "l'importante è che si possa andare da Pier Luigi con la positività del patrimonio nato in queste giorni". A Bersani, si era rivolto dal palco anche Renzi: "Al segretario voglio dire tre cose: lui ci dice 'amate la ditta' e noi amiamo la ditta, anche se questa parola non mi piace, ma diciamo non facciamola fallire la ditta. Ci dice che pretende rispetto e noi abbiamo rispetto, lo stesso rispetto che è mancato a chi è venuto qui a Firenze a dire che il sindaco di questa città è un maleducato" riferendosi alla senatrice Anna Finocchiario. "Ci dice - ha proseguito Renzi - che bisogna rispettare il solco", ma quel solco "non deve diventare una fossa: al passato dobbiamo dire grazie al futuro diciamo sì. Il futuro lo pretendiamo".


"Dall'altra parte del mare hanno il tea party, noi abbiamo bisogno di qualcosa di più forte, del partito del caffè, che dia una sveglia a questo paese immobile, deluso e stanco" ha ribadito il consigliere lombardo del Pd Pippo Civati, nel suo intervento conclusivo. Civati ha poi definito l'attuale "Italia un'adolescente senile come il suo premier"; premier che, ha aggiunto, "ha una vera e propria guida Michelin dei dittatori, da andare a trovare, forse immaginando che il nostro paese possa diventare il Berlusconistan". Civati è poi tornato a parlare dell'Italia: "noi - ha detto - vogliamo ripartire dai suoi ritardi, dalle sue indecisioni". Ad esempio, ha detto, "la casa è un problema per questa generazione, magari qualcuno ha una famiglia che gliela può comprare, noi non potremo farlo con i nostri figli". Per andare nella terza Repubblica, "per staccare il biglietto - ha concluso Civati - non bisogna avere solo un nuovo leader, non ci vuole una legge elettorale, un governo tecnico di transizione, variabile dai tre mesi ai 602 anni. Nella prossima Repubblica si va in altro modo, con una cultura politica diversa, con un altro taglio che si dà alle cose".

Leggi tutto