Di Pietro: "Fini sia coerente. Voti la sfiducia"

antonio di pietro
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Le reazioni al discorso di Perugia. Per il leader dell'Idv il presidente della Camera deve andare fino in fondo e presentare una mozione contro il governo. Secondo Quagliarello (Pdl) si è consumato uno sbrego istituzionale peggio della Marcia su Roma

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Fioccano le reazioni al discorso di Fini da Perugia. Il primo a intervenire, scrivendone sul suo blog è Antonio Di Pietro, secondo cui "anche questo fine settimana, come avviene da un po' di tempo a questa parte, abbiamo assistito alle esternazioni del presidente della Camera, Fini, che la domenica si traveste da leader dell'opposizione e, alla stregua di noi dell'Italia dei Valori, denuncia la catastrofe politica, etica ed economica a cui ci sta portando l'attuale Governo Berlusconi, dimenticandosi, invece, che finora egli ne ha fatto parte". "Speriamo che domani, lunedì - prosegue -  non cambi di nuovo parere, rinnovando, ancora una volta, la fiducia al Governo Berlusconi, come finora ha sempre fatto. Dopo tutto quello che ha denunciato sulle anomalie e sulle inefficienze di questo esecutivo, se resta ancora un attimo nella coalizione, certifica solo di esserne un conclamato complice. Gli chiediamo, allora, di essere coerente: si faccia promotore di una mozione di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi. Noi dell'Italia dei Valori lo appoggeremo senza riserve. In alternativa,appoggi la nostra mozione di sfiducia, che abbiamo già presentato in Parlamento, e che attende di raggiungere il quorum di firme necessario per essere messo all'ordine del giorno. A questo punto - aggiunge -  però, è necessario che il partito dell'opposizione, che ha autonomamente i numeri per farlo, e cioè il Pd, non stia più a temporeggiare e si faccia esso stesso promotore di una autonoma mozione di sfiducia, a cui noi di Idv pure garantiamo, sin d'ora, il nostro appoggio. Tutto il resto è solo tatticismo o peggio chiacchiere della domenica".

Bersani: "Gioco del cerino" - Per il segretario del Pd, intervenuto nella trasmissione In mezz'ora (qui sotto il video) quello di Fini è stato "un passo avanti piuttosto lungo su una strada che si vedeva. Ha cercato di lasciare il cerino in mano a Berlusconi ma questo cerino si sta spegnendo. Siamo ai traccheggiamenti mentre il paese sta perdendo tempo. La crisi politica è evidente, ma la risposta è stata insufficiente."

La Lega irritata - "Sto dietro il cespuglio...". Non ha la voce allegra Umberto Bossi, al telefono, quando, per rispondere al cronista che gli chiede un commento sulle parole di Fini, rispolvera una vecchia battuta. C'è fastidio nella Lega per quello che sta accadendo e per gli attacchi di Gianfranco Fini. Ma apprensione per le sorti di alcune riforme strategiche per il Carroccio come il federalismo. E Bossi lo sa. Ma sceglie una frase simbolica, che all'epoca gli era costata anche l'accusa di essere una sorta di 'brigante', per riassumere quello che è il suo sentimento attuale. Almeno fino a domani, quando in via Bellerio si riunirà con i big del Carroccio per prendere delle decisioni.


La reazioni nel Pdl- Le parole di Fini a Perugia vengono liquidate con una battuta da Ignazio La Russa: "L'ho detto questa mattina mentre ero al Circo Massimo per visitare la mostra delle Forze Armate e lo ridico ora dopo aver letto qualche agenzia. Quello che è accaduto in Umbria non è e nè può essere decisivo, al di là del legittimo spirito di protagonismo di Fini e i suoi. Il futuro del governo si decide in Parlamento dove ci si assume la responsabilità di votare a favore o contro". Più dura la posizione di Gaetano Quagliarella, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, secondo cui in Umbria si è consumato "uno sbrego istituzionale al cospetto del quale impallidisce perfino quello che a suo tempo provocò la marcia su Roma". "Non si era mai visto - prosegue - che ministri e altri componenti dell'esecutivo rimettessero il loro mandato nelle mani del presidente del Senato. Siamo alla più assoluta confusione dei poteri e oggi si comprende meglio quanto fossero fondate quelle preoccupazioni sulla incompatibilità tra il ruolo di fondatore di un partito scissionista e il ruolo di terza carica dello Stato, che sarebbero inevitabilente entrati in conflitto. E quanto è accaduto è foriero di contraddizioni ancora maggiori, se si pensa che Fini ha di fatto chiesto l'apertura di una crisi extraparlamentare: proprio lui che come presidente della Camera dovrebbe adoperarsi affinché eventuali crisi di governo siano sancite in Parlamento.

Le reazioni politiche al discorso di Gianfranco Fini:

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