Il ponte dura dieci giorni, alla Camera dei deputati

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Lunga pausa dei lavori d'Aula. All'origine c'è il tradizionale rallentamento dovuto alla sessione di bilancio, ma ci sono anche la carenza di fondi e le spaccature nella maggioranza. Tre quarti delle leggi varate finora sono di iniziativa del governo

di Serenella Mattera

Un lungo lungo ponte. Da venerdì 29 ottobre a lunedì 8 novembre. L’Aula della Camera chiude i battenti per dieci giorni. Ben oltre le festività dei morti, quasi un anticipo delle vacanze di Natale. Colpa, certo, della sessione di Bilancio (la Commissione competente è l’unica a vantare un fitto calendario tutta la prossima settimana). Ma c’è di più. Tra gli stessi parlamentari scatta l’allarme per un trend più generale che vede i lavori procedere sempre più a rilento. I motivi? Non ci sono i soldi per assicurare la copertura ai provvedimenti (vedi la riforma dell’Università), la maggioranza è sempre più traballante e ogni progetto di legge rischia di essere bloccato da provocare profonde spaccature (vedi la legge sul testamento biologico, ancora in attesa di approvazione, a più di un anno e mezzo dalla morte di Eluana Englaro) e poi, più in generale, il Parlamento appare sempre meno padrone dei propri tempi (tre quarti dei provvedimenti finora varati sono di iniziativa governativa).

Il calendario, dunque. Se si sfogliano i resoconti dei lavori d’Aula a Montecitorio degli ultimi quindici giorni, ci si imbatte in una lunga sequenza di interrogazioni, interpellanze, mozioni. Ma le leggi? Questa settimana si è approvata la ratifica di una convenzione dell’Unione europea sugli animali da compagnia, ma anche due norme per la revoca della pensione ai condannati per mafia e per vietare il riscatto della pensione a chi abbia ucciso il coniuge. Tutti e tre i provvedimenti sono stati votati mercoledì, poi per alcuni deputati il lungo ponte è iniziato con un giorno di anticipo. Eh sì, perché giovedì i resoconti segnalano una qualche attività solo in sei commissioni permanenti su quattordici, mentre l’Aula era semideserta. A testimoniarlo, la registrazione video della seduta del 28 ottobre (iniziata alle 9.35 e chiusa alle 11.25), dedicata a quattro interpellanze urgenti: i deputati che presentano le loro domande al governo sono circondati da scranni desolatamente vuoti.

Insomma, l’attività legislativa langue. E molti parlamentari si mostrano pessimisti che le cose andranno meglio dopo la fine della sessione di Bilancio, che tradizionalmente rallenta i lavori. Perché anche se si troveranno i fondi (cosa non scontata) per far tornare a marciare alcuni provvedimenti come quello sull’università, resta l’incognita delle divisioni interne alla maggioranza. “Questi per non litigare non fanno niente”, dice senza tanti giri di parole la deputata del Pd Paola Concia. “Non mi sembra proprio che le Camere siano paralizzate”, ribatte il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però ammette un rallentamento, di cui attribuisce la “responsabilità” a “chi ci costringe ad avere una maggioranza più risicata” (leggi, i finiani).

A tutto ciò va sommato l’allarme lanciato dallo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, già il 18 maggio: “Siamo a un paradosso – ha detto al termine di una riunione dei capigruppo a Montecitorio – Tutte le forze politiche e il governo si sono dichiarati consapevoli che, a meno che il governo non presenti un decreto, c’è il rischio di una sostanziale paralisi dell’attività legislativa della Camera”. Insomma, le leggi che arrivano in porto, sono quelle che hanno dietro la spinta dell’esecutivo, altrimenti è difficile che se ne faccia qualcosa. E i dati parlano chiaro: secondo uno studio dell’ufficio legislativo del Partito democratico aggiornato al 20 ottobre, sono stati finora varati dal Parlamento 190 provvedimenti, tre quarti dei quali (160) di iniziativa governativa. Dei trenta presentati da deputati e senatori, poi, ben 21 sono stati approvati in sede legislativa e cioè in Commissione, con accordo bipartisan. Insomma, i lavori in Aula fervono quasi solo quando lo decide il governo.

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