Università, Fini: “Senza fondi è meglio ritirare la riforma”

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Il presidente della Camera all’inaugurazione dell’anno accademico a Foggia: “I tagli impediscono la carriera ai meritevoli”. E ancora: “Parliamo solo di giustizia, mai di precari”. Sulla cultura: “E’ vero che non si mangia, ma senza non c'è futuro"

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“Si tradisce lo spirito della riforma e si impedisce la carriera ai meritevoli se vengono confermati i tagli e se non si mettono a disposizione posti di associato per i ricercatori": "quindi si finisce per frustrare lo spirito della riforma e quindi è meglio ritirarla". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando a Foggia all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università. Parlando della riforma Gelmini Fini ha valutato positivamente alcuni aspetti come la trasformazione degli scatti da automatici a meritocratici. "I tagli previsti per l'Università italiana - ha spiegato al riguardo Fini - non sono sopportabili perché ci sarebbe uno sbilancio tra la spesa per il personale e i fondi ordinari tale per cui sarebbe impossibile dare gli stipendi del personale e queste non sono opinioni politiche ma matematiche".

Poi, riferendosi alle recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha osservato: "E' vero come ha detto un autorevole ministro che la cultura non si mangia, ma se non c'è cultura e un’istruzione accessibile a tutti non si nutre lo spirito di un popolo, non gli si dà la ragionevole certezza di potersi costruire un futuro". Secondo Fini, inoltre, il ruolo della cultura è importante per tutti i popoli e lo è in particolare per il nostro "che si accinge a celebrare il 150/mo anniversario dell'unità e vanta una millenaria tradizione culturale".

Tra i temi toccati dal presidente della Camera anche i precari, lamentando però che "la questione numero uno in Italia è sempre la giustizia, chissà perché di queste cose non si discute". "Chi si sposa in Italia se non sa che tra sei mesi avrà uno stipendio?", ha chiesto Fini facendo riferimento alla condizione in cui vivono moltissimi giovani. Ha poi citato il caso della Germania dove "chi ha contratti a tempo determinato - ha detto - ha una busta paga più pesante del suo collega più fortunato che ha un contratto a tempo indeterminato". Ma "di queste cose non si discute".

Fini ha infine fatto riferimento all'allarme sulla corruzione lanciato nei giorni scorsi dal presidente della Corte dei Conti. "Sono parole - ha detto - che devono far riflettere e il compito primario delle istituzioni è quello di essere d'esempio per i cittadini perché il basso senso civico dei cittadini dipende dal fatto che lo Stato non si è presentato sempre con il volto del rispetto delle regole ma con il volto dell'assistenzialismo e dell'intermediazione". "Non credo - ha aggiunto - che se si vuole un comportamento virtuoso da parte del cittadino ci si possa dividere nel considerare meritevole di essere abbattuto il luogo comune per cui chi fa il proprio dovere e paga le tasse è fesso, mentre chi fa il furbo merita di essere apprezzato". "C'è la necessità di comportamenti da parte delle istituzioni - ha concluso al riguardo - che determinano comportamenti virtuosi nei cittadini".

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