Giustizia, i finiani ora frenano: "No su tre punti"

Fini
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Al termine del vertice di Fli, il presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno fissa i paletti: no su Csm, poteri del Guardasigilli e collocazione della polizia giudiziaria. Intanto il lodo Alfano sarà reiterabile, bocciato l’emendamento contro

Il Pdl accelera sulla riforma della giustizia, ma Fli pianta ben saldi i suoi paletti. Prima di tutto, spiega il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno al termine del vertice di Futuro e Libertà, no al rafforzamento dei poteri del Guardasigilli e no a togliere la polizia giudiziaria dal controllo dei Pm. No, infine, al cambiamento delle funzioni del Csm e alla previsione di un ampliamento della componente laica. La consulente giuridica di Fini ha letto le bozze provvisorie della riforma e dice chiaro e tondo che così com'è non va: ci sono dei principi che "non possono essere condivisibili", spiega. Uno dei punti sui quali si può riflettere, invece, sembra quello della responsabilità civile dei magistrati.

E' evidente che si tratta di bozze provvisorie, precisa, ma è meglio mettere subito le cose in chiaro. Sì alla separazione delle carriere perché era nel programma del Pdl, ma no a stravolgere norme come quelle che riguardano funzioni e ruolo del Csm. Aumentare il numero dei laici significherebbe mettere l'organo di autogoverno della magistratura sempre più nelle mani del potere politico. Quindi meglio lasciar perdere. Così come non è il caso di rafforzare i poteri del ministro della Giustizia soprattutto sul fronte disciplinare.

Dopo la rivolta di questi giorni della base finiana per il sì alla norma sulla retroattività del Lodo Alfano, Fli segna di nuovo la distanza tra la sua politica giudiziaria e quella imposta dal premier. Il Guardasigilli Angelino Alfano, però, non sembra voler leggere sfavorevolmente le critiche dei Futuristi e parla di "strada spianata" verso un'intesa. Comunque sia l'esame del testo al Cdm slitterà di almeno due settimane.

Intanto al Senato è di nuovo bagarre sul Lodo Alfano. Stavolta sul principio della reiterabilità. La maggioranza boccia una proposta di modifica che fa decadere un subemendamento che contiene il no al prolungamento del beneficio. Stefano Ceccanti (Pd) esce dalla commissione e dice alle agenzie che il Lodo di fatto ora è reiterabile. Esplode la polemica. Ma il presidente della commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini interviene sostenendo che i veri emendamenti sul tema saranno affrontati la prossima settimana. Nell'attesa le forze politiche prendono posizione. Pierluigi Mantini (Udc) avverte che se si dice di no alla limitazione, i centristi si metteranno di traverso. I finiani invece non hanno ancora deciso. E scioglieranno la riserva subito prima del voto in commissione. Le opposizioni annunciano battaglia.

Tra le mille polemiche infuria anche quella tra Pd e Idv. Motivo: l'intenzione annunciata dal segretario democratico Pierluigi Bersani di sostenere il referendum sul Lodo. L'idea viene accolta con sarcasmo da Antonio Di Pietro. "Stupisce la superficialità e il ritardo del Pd" sulla questione, osserva. "Non mi approprio di niente - ribatte Bersani - non capisco cosa intenda". Solo il Pd, ricorda Luigi Zanda, ha i numeri per chiedere il referendum e Di Pietro usa toni sgradevoli.

Il legale del premier Niccolò Ghedini, intanto, si sfoga con la stampa straniera: "I magistrati di Milano - afferma - non hanno mai rispettato il codice" nei processi contro Berlusconi; il processo breve prima o poi si farà anche se sulla norma transitoria non si farà una questione di principio ("non approvarla però sarebbe un'ingiustizia"); Fini "e' una persona seria pertanto rispetterà il mandato ricevuto dagli elettori".

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