Giustizia, Alfano: “Fini dirà sì alla mia riforma”

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Il Guardasigilli, in un’intervista al Corriere della Sera, ribadisce: “Combatteremo con tutte le forze l’idea di un esecutivo tecnico. Anche perché non potrebbe fare la cosa più politica che c’è, ossia la legge elettorale”

La riforma costituzionale della giustizia è, allo stesso tempo, "la rotta" e "la prova del fuoco per la coalizione". Ma il Guardasigilli, Angelino Alfano, è convinto che la riforma si farà anche con il via libera di Gianfranco Fini e con i voti di Futuro e Libertà. Il presidente della Camera, dice Alfano in un’intervista al Corriere della Sera "approverà la mia riforma della giustizia". Testo che "va scritto bene, perché è l'unico punto "dei cinque del programma presentato alle Camere dal premier "che tocca la Costituzione". Arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri "entro il quinto. Una settimana in più o in meno, dopo 14 anni non è un problema".

Per le bozze che attendono anche i finiani, aggiunge il ministro, "siamo in dirittura di arrivo" e "sono convinto - ribadisce - che Fini e i suoi la voteranno e la riforma passerà". Del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato anche nei giorni scorsi, il ministro dice che "ascolta sempre con grande attenzione ed è un riferimento di saggezza". Ora, a metà legislatura, aggiunge, c'è "un tempo congruo per l'approvazione delle quattro letture conformi" di una riforma che, ripete, "non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura".

Nel frattempo, chiarisce Alfano, "non stiamo lavorando a modifiche al legittimo impedimento e abbiamo piena fiducia nella Consulta". Niente in cantiere nemmeno per "il processo breve. Per ora stiamo lavorando alla riforma costituzionale". Quanto alla legge elettorale, per Alfano "non si può affidare la scelta più politica che ci sia a un governo tecnico", contro il quale "ci batteremo con tutte le nostre forze". Alle voci che vedrebbero Tremonti alla guida di un esecutivo tecnico, il ministro ribatte che "questo governo è politico" e "noi tutti riconosciamo questa leadership solo a Berlusconi". Sulle nuove minacce di morte ricevute ieri, il ministro spiega che "mi arrivano con grande frequenza, ma la lotta alla mafia è un credo quasi ideologico del mio agire politico".

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