Internet Wi-Fi, scende in campo il "terzo polo"

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Il decreto Pisanu dal 2005 pone severe barriere all'accesso senza fili alla Rete. Dopo anni di polemiche, adesso una proposta di legge sottoscritta da Pd, Fli, Udc e Api potrebbe abrogare la legge. Intanto l'Idv fa disobbedienza civile

di Serenella Mattera

Il decreto Pisanu sta per essere abrogato? Dopo anni di proteste, petizioni, manifestazioni, sta per essere finalmente mandata in soffitta la norma che dal 2005 impone severi adempimenti burocratici per l’accesso al wi-fi pubblico? La speranza ha iniziato a circolare in Rete nelle ultime ore. Da quando si è diffusa la notizia che le “larghe intese” che si vanno profilando in Parlamento nei giorni della crisi interna alla maggioranza, potrebbero concretizzarsi (e dimostrarsi vincenti) proprio sul terreno della libertà di Internet. Con Pd, Fli, Udc e Api unite nel chiedere di cancellare quella norma che già in passato si era provato senza successo a modificare.

Giace in commissione, infatti, senza aver mai neanche intrapreso l’iter di approvazione, il testo presentato a gennaio di quest’anno dal deputato del Pdl Roberto Cassinelli e firmato anche da parlamentari del Pd , che prevede procedure molto più snelle per autenticarsi e accedere al wi-fi nei locali pubblici. E allora adesso ci riprova una proposta presentata da Linda Lanzillotta (Api) e sostenuta da Paolo Gentiloni (Pd), Luca Barbareschi (Fli) e Roberto Rao (Udc). “Chiediamo non la modifica, ma la totale abrogazione dell’articolo 7 del decreto legge n.144 del 2005 (il cosiddetto decreto Pisanu, ndr) perché è una norma che pone limiti all’accesso alla Rete unici al mondo, senza ottenere risultati – spiega a Sky.it l’onorevole Lanzillotta – L’efficacia della norma per la prevenzione del terrorismo si è dimostrata infatti ininfluente”.

Cosa prevede la norma incriminata? Che il gestore di un pubblico esercizio debba richiedere l’identificazione da parte di ognuno dei suoi clienti per l’accesso alla Rete attraverso il wi-fi del suo locale. Il che comporta tutta una serie di adempimenti burocratici: innanzitutto la richiesta della licenza al questore e poi l’identificazione dei clienti con conservazione in apposito archivio di tutti i dati. “Non è possibile mantenere barriere del genere, con oneri burocratici così pesanti. Il ministro Calderoli, che parla tanto di semplificazione normativa, dovrebbe preoccuparsi dell’abrogazione di una norma così limitante per internet point e reti wi-fi pubbliche”, aggiunge Lanzillotta.

Ma cosa assicura che questa volta si possa finalmente arrivare all'abrogazione? I promotori sottolineano sia l’ampio schieramento di forze politiche favorevoli alla cancellazione del decreto Pisanu, sia, in termini più pratici, il fatto che Barbareschi (responsabile cultura e telecomunicazioni del gruppo finiano) è vicepresidente della commissione Trasporti della Camera e si impegna a fare in modo che l’avvio della discussione sul testo venga calendarizzato al più presto.

Non resta che aspettare e vedere, dunque. Ma un insperato aiuto al "terzo polo" della libertà di Internet potrebbe arrivare dai berlusconiani Club della libertà, che dal loro sito chiedono che il governo non proroghi più il decreto Pisanu, per “allinearsi immediatamente alla libertà di connessione e allo sviluppo della rete wi-fi presente negli altri Paesi”. E intanto, l’Italia dei valori si prepara, il 23 ottobre, a consentire libero accesso alle reti wi-fi delle sue sezioni in tutta Italia. Un'azione di disobbedienza civile: il partito di Di Pietro denuncia l’assurdità della legge, semplicemente violandola.


Alessandro Gilioli, caporedattore dell'Espresso e blogger , commenta il decreto Pisanu:




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