Legge Elettorale: prove tecniche di maggioranza

L'aula di Montecitorio
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Futuro e Libertà dichiara di voler sostenere il governo. Ma se si dovesse andare al voto, i finiani sarebbero disposti ad appoggiare un governo tecnico che elimini il Porcellum. A Camera e Senato gli sherpa dei vari gruppi sono già al lavoro

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Nonostante la fiducia incassata da Silvio Berlusconi la scorsa settimana è ormai evidente a tutti che l'esecutivo ha il fiato corto. Ma se la via per le urne sembra ormai inevitabile, restano ancora molti dubbi su quale sarà il sistema elettorale che eleggerà il nuovo parlamento. Sul Porcellum Pdl e Lega hanno alzato un'immaginaria linea Maginot, ma le altre forze presenti in parlamento sono al lavoro, con un discreto successo, in entrambi i rami alla ricerca di maggioranza alternative per approvare, prima del voto, una nuova legge elettorale.

Il pallino del gioco, tanto per cambiare, lo tengono in mano quelli di Futuro e Libertà, indispensabili per tenere la maggioranza e altrettanto necessari per sostenere eventuali esecutivi tecnici. Lo sa bene Italo Bocchino che fa sudare freddo i suoi colleghi del Pdl spiegando che "se qualcuno vuole portare il paese al voto, si può discutere di cambiare la legge elettorale. Su questo non c'è un vincolo di coalizione". In caso di caduta di Berlusconi, insomma, i finiani si sentirebbero liberi di cercare maggioranze alternative. E se non bastasse Fli ci si mette anche Lombardo a spiegare che  "personalmente mi associo a chi, pur di non votare con questa legge elettorale, farebbe salti mortali".

Fumo negli occhi per Pdl e Lega Nord. Per Altero Matteoli, "non possono esserci due maggioranze, una per l'attività di governo ed una per la legge elettorale, che è tra le norme fondamentali per la democrazia", mentre Roberto Maroni bolla la proposta di Bocchino come "idea strampalata". "Mi viene da sorridere - aggiunge il Ministro dell'Interno - a vedere insieme Bocchino, Di Pietro, Casini, Bersani e noi all'opposizione. Ricordo - ha aggiunto - che la riforma elettorale la fa il Parlamento e non credo che ci sia una maggioranza per farla: mi sembrano quindi minacce con armi spuntate".

Ma l'arma potrebbe essere meno spuntata di quanto speri il ministro dell'Interno. Anche un entusiasta delle urne come Antonio Di Pietro si è infatto detto disposto ad appoggiare una maggioranza alternativa. Certo, finalizzata esclusivamente alla formulazione di un nuovo sistema elettorale. Ma intanto non si tirerebbero indietro. "Come Idv", ha aggiunto Di Pietro, "noi non partecipiano ad alcun esecutivo tecnico. Siamo disposti a dare appoggio a un governo terzo, solo se garantito dal capo dello Stato, per fare una legge elettorale e per un massimo di 90 giorni".

Udc e Pd intanto si mettono avanti con il lavoro chiedendo che la commissione affari costituzionali della Camera avvii l'esame delle proposte di legge di riforma della legge elettorale. Richiesta che è stata sollecitata anche da Gianfranco Fini. E nonostante l'opposizione di Pdl e Lega è probabile che le altre forze parlamentari abbiano i numeri per dare il via alla discussione. Movimenti simili si svolgono anche al Senato dove, nel tentativo di anticipare i colleghi di Montecitorio, si rispolverano per una discussione in seduta plenaria i ben sette disegni di legge di modifica del sistema elettorale che giacevano nei cassetti. Due sono iniziative popolari lanciata da Beppe Grillo, una è della Svp e quattro di Stefano Ceccanti costituzionalista del Pd.

Ed è proprio il Senato l'aula che potrebbe riservare le soprese più brutte alla maggioranza. Pdl e Lega almeno qui sembravano abbastanza forti da poter fare a meno dei finiani, ma la prospettiva di tornare al voto sta facendo storcere il naso a parecchi senatori del Pdl, tanto da spingerli verso le braccia di qualcun'altro. Ad alzare la voce è, per esempio, il senatore pidiellino Piergiorgio Massi che stima in almeno 12 i suoi colleghi disposti ad appoggiare un eventuale governo tecnico. Il Foglio anticipa i nomi di alcuni (Amado, Baldini, Izzo, lo stesso Massidda, Sanciu, Caselli, Giovanardi, Saro, Sarro, Lenna, Musso, Carrara, Santini, Pisanu), ma il loro numero potrebbe crescere. "Io parlo per me, uso la mia testa. E posso dire - spiega Massidda - che non mi sento come Ben Hur di incamminarmi verso il rogo elettorale sciogliendo inni di ringraziamento".


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