No B-day, il Popolo Viola torna in piazza

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10mila manifestanti per la Questura, "più di 500mila" per Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori. Tra pupazzi, slogan e bandiere colorate, il lungo corteo ha attraversato la città di Roma al grido "Svegliati Italia"

"Svegliati Italia!" Questo lo slogan del corteo organizzato a Roma dal Popolo Viola per il secondo "No B-day", che ha sfilato per le strade della città. Ad accompagnare i manifestanti, accorsi da tutta Italia, per protestare contro il governo Berlusconi, sono tornati i pupazzi di gomma piuma che raffigurano il premier e i suoi ministri. Vicino al presidente del Consiglio vestito da Cesare, con corona d'alloro e mazzetta di banconote in mano, ha sfilato anche Bossi che, fiasco di vino in mano, dice: "Non possiamo andare contro Berlusconi, è lui che ci caccia i soldi".
E proprio alla Lega è dedicato uno degli slogan più urlati dal popolo viola: "Lega ladrona, il viola non perdona". Tema d'appoggio della manifestazione è stato la legalità, la difesa della Costituzione. E così ecco mani alzate che tengono "L'agenda rossa" di Paolo Borsellino e slogan che inneggiano a Giovanni Falcone. Tante le bandiere viola e quelle bianche dell'Italia dei valori, sorrette da moltissimi giovani scesi in piazza a manifestare, più numerosi di quelli che parteciparono alla scorsa edizione.

I numeri - Circa 10mila i manifestanti secondo la questura, molti di più secondo gli organizzatori."Non sappiamo esattamente quanti siamo - ha dichiarato uno dei rappresentanti del Popolo Viola, Gianfranco Mascia - ma di sicuro siamo più di 500mila".

Coreografie in piazza - Non mancano, nella coreografia del Popolo Viola e  della rete di movimenti che aderisce all'iniziativa, cartelli e cori all'indirizzo della maggioranza.
Il gruppo di 'Maremma violata' presenta invece i sette nani: 'Schifolo', riferito al presidente del Senato Renato Schifani;  'Bondolo', con la foto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi; 'Verdinolo', con foto e riferimento al coordinatore nazionale del Pdl  Denis Verdini; 'Brunettolo', riferito al ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta; 'Mafiolo', riferito al senatore Pdl  Marcello Dell'Utri; 'Finimolo', a indicare il presidente della Camera  Gianfranco Fini; e 'Bossolo', con chiaro riferimento al ministro per  le Riforme Umberto Bossi. Al centro i cartelloni con il volto del  premier Silvio Berlusconi e la scritta 'Licenziamolo'.

Di Pietro - "L'altro giorno in Aula ho fotografato il personaggio Berlusconi, esercitando il mio diritto-dovere di parlamentare dell'opposizione. Ieri sera mi è stato notificato che inizieranno in Parlamento un procedimento disciplinare nei miei confronti per valutare se posso stare o meno in Parlamento". E' quanto ha raccontato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, a margine della manifestazione del Popolo Viola.
Il leader dell'Idv, inoltre, rivolge un appello al Pd: "In questa piazza e nelle tante piazze cui ho partecipato, c'è molto popolo democratico. Se qualche volta venissero anche i dirigenti democratici se ne accorgerebbero".
E a chi, come Casini e Fioroni, auspica che il Pd escluda dalle alleanze l'Idv, Di Pietro risponde: "Sono due persone in meno per quella grande alleanza che vogliamo costruire con i cittadini. L'Idv - aggiunge - è vicina al Popolo Viola ai movimenti che non si rassegnano all'idea che per non disturbare il manovratore non bisogna fare opposizione".
"A chi dice di non alzare troppo la voce - conclude - diciamo che la colpa non è dell'agnello che strilla, ma del lupo che se lo vuole mangiare".

Vendola - Non è la piazza del No B-Day ad alimentare l'odio e la violenza nella vita pubblica, è da altre parti che si è "trasformata la vita pubblica in poligono di tiro". Lo ha detto il leader di sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, intervenuto alla manifestazione a Roma. "Io non ho paura delle idee di Belpietro - ha rilevato Vendola - anzi penso che ne abbiamo bisogno per poterle anche combattere. La vita degli avversari ci è preziosa, la loro voce ci è indispensabile; soltanto chi sente che le proprie idee sono debolissime può pensare di combattere le idee degli avversari spegnendone la voce".
Vendola ha ancora precisato: "Non è da questa piazza, ma è da Palazzo Chigi che da lungo tempo si è alzato un vento di odio. E' dai giornali del presidente del Consiglio che spesso si è verificata una strana vicenda: la trasformazione della vita pubblica in poligono di tiro, con il cecchinaggio nei confronti di tutte le persone scomode. Non sono io ad aver fucilato Boffo...". 

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