Berlusconi pone la fiducia: una scelta di stabilità

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La decisione di “blindare” il discorso che il presidente del Consiglio terrà alla Camera segna la tregua con i finiani e allontana l’ipotesi di elezioni anticipate. Ecco tutti i fattori che si nascondono dietro questa mossa politica

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Alla fine la paura di dover spiegare agli italiani una crisi nella maggioranza difficilmente comprensibile ha convinto tutti, falchi e colombe, ad una tregua. La scelta di votare la fiducia dopo le dichiarazioni programmatiche di domani di Silvio Berlusconi mette un tappo alle mille polemiche di questi giorni. I finiani voteranno con il resto della maggioranza. Il presidente del Consiglio ha deciso di chiedere la fiducia alla sua maggioranza e questo ha chiuso, per ora, ogni polemica.

Contro le prove di crisi hanno giocato diversi fattori. Il primo è che il premier rischia di rimanere senza scudo sulle vicende giudiziarie: se la Corte costituzionale il 14 dicembre prossimo decidesse l'incostituzionalità o comunque la sospensione del Lodo Alfano potrebbero ripartire i processi contro Berlusconi, fra i quali uno in particolare - il processo Mills - potrebbe anche giungere a sentenza nel giro di pochissimi mesi.
Il secondo fattore è la difficile congiuntura economica e la necessità di salvaguardare la gestione del debito senza prestare il fianco a minacce sul rating sovrano con una situazione politica di vacanza governativa.
Il terzo elemento è legato a fibrillazioni nel maggiore partito di maggioranza in diverse situazione locali, a iniziare da Sicilia e Toscana, più la necessità di trovare una soluzione ai problemi che ancora ostacolano lo spedito avvio dei lavori per l'Expo nel 2015 in Lombardia.
Il quarto elemento che ha pesato sul dibattito nelle ultime ore è il riemergere dell'ipotesi che sarebbe tutt'altro che scontato uno scioglimento delle Camere in caso di crisi, ma si è tornato a parlare dell'ipotesi di un governo "istituzionale" guidato da Mario Draghi con un programma limitato: riforma elettorale e gestione della situazione economica.

Tutti questi fattori hanno dato fiato alle voci delle cosiddette colombe che da tempo lavoravano per una ricomposizione delle forte frattura in seno alla maggioranza tra i finiani ed il resto del Pdl. La decisione di porre la fiducia è dunque una scelta di stabilità. C'è da dire che anche la Lega, unico partito nelle ultime settimane a sostenere di prediligere il ricorso alle urne, ha affievolito la sua richiesta in queste ore fino a salutare come "positiva" la richiesta di un voto di fiducia per "chiarezza". E' venuta così meno per il momento la richiesta forte di elezioni. I falchi sono rimasti per ora isolati.

A fare evolvere in questi ultimi giorni la situazione ci sono stati inoltre altri due elementi politici. Il primo è stato il procedere a rilento di quella che è stata definita la "campagna acquisti" del Pdl. Il quorum del 316 voti alla Camera senza i finiani non è stato superato con decisione: si continua a viaggiare intorno a quel numero con alterne fortune. Con un voto di fiducia che ingloba i finiani sarà più semplice acquisire anche altri voti per rafforzare la maggioranza. Il secondo fattore è stato il videomessaggio di Gianfranco Fini di sabato sera sulla vicenda della casa di Montecarlo. Il messaggio ha indebolito la posizione del presidente della Camera, rendendo più sfumati i toni dello scontro tra Fini e Berlusconi.

Il voto di mercoledì 29 settembre dovrebbe dunque aprire una nuova fase politica, con una maggioranza più articolata al suo interno. Quanto potrà dimostrarsi solida questa situazione, che sulla carta appare piuttosto instabile e fragile, sarà da verificare nelle prossime settimane a cominciare dall'impegnativo dibattito sulla legge di stabilità (che ha sostituito la Finanziaria) da metà ottobre. Ma se il governo otterrà, come tutto lascia prevedere, la fiducia, dovrebbe essere scongiurata la possibilità di un voto anticipato entro dicembre. Se ne riparlerà, eventualmente, a partire dalla primavera prossima.

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