Il governo pone la fiducia. I finiani verso il sì

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con Gianfranco Fini
1' di lettura

Per Berlusconi è una scelta di chiarezza e responsabilità. Il capogruppo Fli Bocchino: “Decideremo ascoltando le parole del premier”. In 5 lasciano l'Udc. Mercoledì il discorso del presidente del Consiglio e la votazione alla Camera in diretta su Sky.it

Fini, Berlusconi e il Pdl. LE FOTO
Pdl, c’eravamo tanto amati
Le coppie scoppiate della politica: LE FOTO

La fiducia, una scelta di stabilità: i fattori che si nascondono dietro questa mossa politica

Silvio Berlusconi sceglie di blindare il governo mettendo la questione di fiducia sul documento che mercoledì 29 settembre illustrerà alla Camera. Una strada che serve, dice, per fare chiarezza. I finiani restano però sulle loro posizioni e, pur mostrando di apprezzare la mossa, si lasciano qualche margine di azione: il voto dipenderà, spiega il capogruppo di Fli a Montecitorio Italo Bocchino, dai contenuti del discorso che il premier farà in Aula. E che però, secondo quanto racconta chi ha avuto modo di parlare con il presidente del Consiglio, sarà di ampio respiro proprio per evitare un nuovo scontro con Gianfranco Fini.
Il voto di fiducia è previsto per mercoledì 29 settembre alle ore 19. Il discorso di Silvio Berlusconi è invece atteso in mattinana, alle 11 (diretta su Sky.it).

I numeri della maggioranza - L'annuncio della fiducia arriva a metà pomeriggio di martedì 28 settembre: a Palazzo Grazioli è in corso un vertice del Pdl mentre alla Camera i deputati, che ancora immaginano un voto non blindato su una risoluzione di maggioranza, fanno di conto senza sosta per cercare di anticipare l'esito del pallottoliere. A rafforzare i gruppi del Pdl e della Lega in extremis arriva infatti una pattuglia di sette deputati: cinque ex Udc e due che abbandonano l'Api di Francesco Rutelli (tra cui l'ex leader di Federmeccanica arrivato in Parlamento con il Pd Massimo Calearo). Il che farebbe lievitare la maggioranza a quota 314, senza contare l'Mpa, con il quale Berlusconi potrebbe sulla carta raggiungere i 319 voti favorevoli e dimostrare la propria indipendenza dai finiani. Ma, come spesso accade in queste circostanze, i numeri ballano e nessuno è pronto a mettere una mano sul fuoco sull'esito.

Verso una fase più diplomatica - Il premier comunque taglia la testa al toro e, anche per evitare di andare incontro a una giornata che avrebbe potuto trasformarsi in Aula in un caos difficile da governare, spariglia le carte e punta tutto scegliendo di blindare se stesso e il governo. Il Cavaliere ammette che si tratta di un rischio, che però serve, avrebbe spiegato ai suoi, ad evitare giochi e giochini. E' chiaro, avrebbe infatti sottolineato, che se non ci sono i voti non resta che andare tutti a casa. Per evitare però lo show down con il presidente della Camera, Berlusconi avrebbe preparato un discorso "alto, programmatico - assicura il ministro Franco Frattini lasciando Palazzo Grazioli - sui 5 punti e senza nessuna provocazione". Sembrerebbe quindi l'apertura di una fase più 'diplomatica' anticipata da quanto, sempre in queste ore, è avvenuto sul lodo costituzionale Alfano: non ci sarà infatti più lo scudo per i ministri, così come chiedevano da tempo appunto proprio i finiani.

Bocchino: “Decideremo ascoltando Berlusconi - I finiani in queste ore non fanno che confermare le proprie posizioni: sostegno al governo senza incertezze fino a che si rispettano i paletti fissati dal programma, ma pronti a valutare tutto ciò che ne esuli. La decisione finale su come votare quindi non potrà essere presa, spiegano, se non dopo aver ascoltato il premier in Aula. "Bisogna ascoltare i contenuti e i toni del discorso del premier alla Camera. Poi noi di Futuro e libertà decideremo se dare la fiducia - ribadisce Italo Bocchino a Ballarò - D'altronde è logico nel momento in cui non sono stato interpellato prima, devo decidere dopo". Comunque, "se i toni saranno pacati e i contenuti costruttivi, non si possono avere dubbi sul votare la fiducia". E comunque, i futuristi si dicono convinti che la fiducia voluta dal presidente del Consiglio sia in realtà un modo di evitare la conta più che una prova di forza. “Berlusconi ha tirato fuori l'operazione fiducia perché gli consente di tirare a campare e di portare avanti la legislatura ma dimostrerà che c’è la 'terza gamba' e che è determinante per la tenuta del governo” afferma Bocchino.

Bersani: “E' corruzione” - E che sia la paura ad aver dettato al presidente del Consiglio la decisione di blindare il voto sui 5 punti è quanto pensa il Pd, che però va oltre e con il segretario Pier Luigi Bersani accusa la maggioranza di macchiarsi del reato di corruzione: "Se uno promette la rinomina o uno stipendio è roba - dice - da magistratura". Per il leader del Pd Berlusconi riuscirà al massimo a mettere una pezza alla crisi del centrodestra, che ormai è irreversibile. Un rilancio dell'azione di governo è impossibile". Comunque sia, afferma il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, la fiducia è un bene perché "vogliamo sapere una volta per tutte quanti Giuda ci sono in questo Parlamento". Tesi condivisa anche dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "C'è una compravendita squallida di parlamentari e in questo momento - conclude - è giusto porre la fiducia, che è un atto di trasparenza".

Crisi Pdl, tutti i video

Leggi tutto