Fli: se non c'è testo condiviso è un problema

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A Palazzo Grazioli vertice di maggioranza per decidere la strategia da adottare mercoledì. Casini: domani voteremo no. Bersani: "E' in corso un'operazione che prelude all'ipotesi del governo Berlusconi-Bossi-Cuffaro". Farefuturo invita Fini a dimettersi

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Mercoledì in voto in Aula - A palazzo Grazioli il premier ha messo a punto con i capigruppo, coordinatori e ministri il discorso programmatico che dovrebbe ridare impulso a un governo indebolito dallo scontro frontale tra Berlusconi e Fini che lo ha privato di una maggioranza certa.
Come ha detto lunedì sera lo stesso presidente del Consiglio il discorso sarà seguito da un voto dal quale dovrebbe emergere l'essenzialità o meno dei deputati finiani al raggiungimento dei 316 voti necessari per una maggioranza assoluta alla Camera.
Finora Fini ha sempre detto che in caso di richiesta di fiducia voterà a favore, ma nelle ultime ore anche questo è diventato un po' meno certo.

Una questione di numeri - Silvio Berlusconi otterrà 316 voti alla Camera, cioè la maggioranza assoluta? Se non otterrà la maggioranza assoluta, il premier si accontenterà di una maggioranza semplice? I deputati del Fli voteranno con l'attuale maggioranza?
Sulla conta di mercoledì alla Camera va registrato che sono passati al gruppo misto 5 deputati dell'Udc (i siciliani Mannino, Romano, Drago, Ruvolo ed il campano Pisacane) e 2
deputati dell'Api (Calearo e Cesario).

I finiani chiedono pari dignità della Lega - Intanto, però, colti un po' di sorpresa dall'annuncio fatto dal governo sulla fiducia, i finiani rimandano ogni decisione sul da farsi.
Era infatti già prevista una riunione dei deputati di Futuro e Libertà dopo l'intervento del premier. Ora, spiegano Carmelo Briguglio e Fabio Granata, il vertice è ancora più necessario perché "con la fiducia cambia tutto".
Nessuno si sbottona e si azzarda a fare previsioni, tutto è rimandato a mercoledì. Ma Fli aveva già dichiarato che senza un'intesa comune sul documento, alla Camera i fininiani potrebbero presentare una risoluzione autonoma.
Potrebbe dunque essere questo lo scenario possibile, come annunciato dal vicecapogruppo vicario Benedetto Della Vedova: "Stiamo ragionando su questa ipotesi, ma io spero ancora che si scelga la strada ragionevole", spiega. Quella che Della Vedova chiama 'ragionevole' è la 'chiamata' dei vertici del Pdl per discutere e sottoscrivere i punti che Silvio Berlusconi illustrerà a Montecitorio. Al momento, però, la richiesta di un vertice di maggioranza (lanciata lunedì da Italo Bocchino e Carmelo Briguglio) non è stata accolta.

Bersani: - "Promettere la rinomina è corruzione" - "E' in corso un'operazione che prelude all'ipotesi del governo Berlusconi-Bossi-Cuffaro. Ma poi sono in corso altre manovre, già successe in passato e che si ripetono: se uno promette la rinomina o comunque uno stipendio e' corruzione, roba da magistratura". Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca contro la "compravendita" di parlamentari da parte del Pdl.

Casini: domani voteremo no -
L'Udc in aula alla Camera voterà no al governo e dopo aver ascoltato Berlusconi in aula il partito presenterà un proprio documento. Questa la linea dei centristi esposta da Pier Ferdinando Casini, al termine della riunione del gruppo parlamentare, a Montecitorio.
"Se c'è la fiducia votiamo no - spiega Casini - se c'è un giudizio da dare su questi due primi anni di legislatura, daremo un giudizio negativo. Se il presidente del Consiglio, invece, spiegherà che vorrà fare cose che condividiamo, allora diremo 'bene, realizzale', presenta dei ddl e ti aiuteremo. La nostra - ribadisce - è un'opposizione repubblicana, molto chiara, non è cambiata di una virgola dall'inizio di questa legislatura".

FareFuturo: Fini si dimetta
- Da Alessandro Campi, direttore scientifico della fondazione vicina a Gianfranco Fini, intanto arriva dalle pagine del Foglio un invito a lasciare la presidenza della Camera. Non per "le torbide e risibili accuse intorno a Montecarlo, ma per riacquistare libertà di tono e di movimento, Fini dovrebbe, insomma, tornare piuù esplicitamente, ma fuori del Pdl, a combattere la propria battaglia di rinnovamento in stile europeo e modernizzatore del centrodestra". Campi conclude il suo ragionamento spiegando che "fare politica da presidente della Camera, di fatto, è un freno".


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