Berlusconi: "L'immagine della politica è un disastro"

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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Per il presidente del Consiglio, l'attuale situazione è "molto peggio del teatrino di sempre". Poi l'elogio dei militari impegnati in Afghanistan: "E' una missione non facile, che ci è costata il sacrificio di 30 nostri soldati, degli autentici eroi"

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"Care amiche e cari amici Promotori della libertà, in questi giorni l'immagine che dà di sè la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità".
Comincia così il messaggio audio di Silvio Berlusconi all'associazione di Michela Vittoria Brambilla. "Meglio lasciar perdere. Fuori da questo teatrino, il nostro governo invece, il 'governo del fare', ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete, nell'interesse di tutti gli italiani".

"I soldati morti sono degli eroi" - "Il compito più impegnativo che stiamo svolgendo - ricorda il presidente del Consiglio - è di pacificare una vasta area dell'Afghanistan. E' una missione non facile, che ci è costata il sacrificio di 30 nostri soldati, che sono degli autentici eroi del nostro tempo. A tutti i caduti e alle loro famiglie, che assistiamo in tutti i modi, confermiamo ancora una volta la nostra vicinanza e la nostra riconoscenza". Perché, avverte allargando lo sguardo, "gli italiani hanno oggi un estremo bisogno di valori positivi, di valori etici e morali, hanno bisogno di ritrovare la fiducia nello Stato".
Berlusconi sottolinea che "il lavoro svolto dai nostri soldati riscuote l'apprezzamento unanime delle istituzioni internazionali che lavorano per la pace e per la sicurezza nel mondo, come mi ha confermato il Segretario Generale dell'Alleanza Atlantica, Anders Rasmussen, che ho incontrato pochi giorni fa a Palazzo Chigi. Anche l'ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha fatto un pubblico elogio della politica estera dell'Italia degli ultimi anni e ha affermato che grazie alle nostre missioni militari, prima in Kosovo e in Libano, e poi in Iraq e in Afghanistan, il nostro Paese non è più un 'peso piuma' nello scacchiere.

3.300 uomini in Afghanistan - "La verità è nei fatti", riprende Berlusconi: "Sono 40mila - ricapitola - i nostri soldati che si alternano nelle missioni di pace. Oggi abbiamo più di 9mila militari italiani schierati in 33 missioni internazionali in 21 Paesi. Il contingente maggiore opera in Afghanistan e si compone di 3.300 militari tra uomini e donne che entro la fine di quest'anno diventeranno quasi 4.000".
"E' una parte, un pezzo d'Italia, quello costituito dalle nostre ragazze e dai nostri ragazzi in missione, di cui siamo fieri e orgogliosi, anche se quasi nessuno ne conosce l'impegno e l'azione quotidiana, perché, lo sappiamo, il bene purtroppo non fa mai notizia. I resoconti che mi pervengono giorno per giorno dall'Afghanistan - osserva ancora Berlusconi - parlano di un'azione che può a ragione essere considerata eroica, meritevole di essere conosciuta da tutti. I nostri soldati che si occupano di ricostruzione percorrono migliaia di chilometri per incontrare ogni capo villaggio ed operano in modo efficiente, professionale ed onesto e si sono guadagnati così la fiducia di tutti gli alleati e in particolare degli Stati Uniti, che ora affidano proprio ai nostri soldati la gestione dei fondi per la ricostruzione".

"Entro il 2013 i nostri militari rientreranno" - "Il duro compito di contrastare, quando occorre, con la giusta forza i talebani contribuisce a tenere il pericolo del terrorismo il più lontano possibile dalle nostre case, dalle nostre citta' e dalla nostra Patria", sottolinea Berlusconi.
"L'apprezzamento degli alleati nei confronti dei nostri militari che - ricorda ancora - hanno il compito di addestrare le forze armate e soprattutto le forze di polizia afgane è altissimo. La specifica preparazione dei Carabinieri in quest'ultimo compito è riconosciuta da tutti, e ci pone come leader indiscussi nell'addestramento che risulterà essenziale per raggiungere l'obiettivo di consegnare, progressivamente ed entro la fine del 2013, al governo afghano e alle sue forze armate e di polizia il controllo esclusivo del territorio, con il conseguente rientro in patria del nostro contingente".

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