Silenia o Longobardia? In Campania si discute di secessione

Il progetto autonomista dell'associazione Silenia Terranuova
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Alcuni comuni del Salernitano hanno approvato delibere per la nascita del Principato di Salerno, altri chiedono di unirsi alla Grande Lucania. Ma c'è chi propone una Regione autonoma che lasci alla Campania solo i territori di Napoli e Caserta

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di Serenella Mattera


Silenia, Grande Lucania, Principato di Salerno, Longobardia: altro che Padania, la “secessione” inizia dal Sud. Dalla Campania, per l’esattezza. Dove da qualche mese a Salerno, Benevento e Avellino si levano voci e soprattutto iniziative politiche autonomiste rispetto alla Regione cui attualmente le tre province appartengono. L’accusa principale che viene rivolta alla Campania è quella di "napolicentrismo": l’area partenopea, che sovrasta le altre per numero di abitanti, attirerebbe infatti la maggior parte delle attenzioni e delle risorse regionali.

"Forse lo Stato repubblicano ha penalizzato la nostra comunità non elevandola a Regione", ha detto il presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli, nel suo discorso davanti al capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è stato in visita nella città due settimane fa. "La distribuzione delle risorse è assolutamente iniqua", ha aggiunto, sottolineando di non poter "ignorare" il "vasto movimento di pensiero che rivendica una propria autonomia e la costituzione di una nuova Regione".

Ultimamente, in effetti, ha ripreso vigore una spinta "secessionista" non nuova nell'area. Le proposte, per lo più provenienti dal salernitano, sono diverse e per ora solo potenzialmente convergenti. Ma si badi, non si tratta di mere dichiarazioni d'intenti. Il 20 luglio, per dire, il Consiglio comunale di Sala Consilina, cittadina del Vallo di Diano, ha approvato il quesito referendario per il passaggio del suo territorio alla Basilicata. Il progetto è quello della Grande Lucania, cui hanno aderito già sedici comuni dell’area a Sud della Campania.

Ma c’è chi si spinge oltre. E propone una nuova regione costituita dalle province di Salerno, Avellino e Benevento. Come il professore Vincenzo Martone che dall’Irpinia propone"La Regione dei due principati" o l’ex senatore di An Vincenzo Demasi, che dal salernitano lancia “Silenia". Una nuova regione, quest’ultima, il cui nome, scelto all’esito di una lunga consultazione su Facebook, deriverebbe dalle antiche divinità dei fiumi e delle sorgenti che abbondano nell’area. Le province "silene" ritroverebbero nuovo slancio dopo essersi affrancate "dall’asse Napoli-Caserta", la cui "pace sociale continuamente in pericolo" (il casertano e il napoletano sono le aree più popolose, ma anche quelle dove maggiori sono i problemi legati alla criminalità organizzata, ndr) avrebbe indotto per anni la Regione Campania a privilegiarne i bisogni, "a danno delle restanti popolazioni".

Ad ogni modo, mentre imperversa il dibattito sui diversi progetti, alcuni Comuni del salernitano stanno declinando le spinte autonomiste nel senso della nascita di un Principato di Salerno, che alcuni preferirebbero chiamare Longobardia, in ricordo della lunga e florida dominazione longobarda. Su proposta del Pdl locale, una delibera secessionista, che chiede il distacco della provincia di Salerno dalla Campania, è già stata approvata dal comune di Roccagloriosa e sarà presto votata a Camerota, come altrove. Si è intrapresa così la via prevista dalla Costituzione (art. 132): quando tanti Comuni che rappresentino almeno un terzo degli abitanti della provincia avranno detto sì, si potrà dare il via al referendum per sancire la nascita della nuova Regione.


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