Bersani: no al gioco dell'oca, dobbiamo essere combattivi

Pierluigi Bersani
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Dopo giorni di tensione si è riunito il Partito Democratico. Veltroni conferma le critiche ma si astiene sulla relazione del segretario, che ribadisce: "Dobbiamo decidere la rotta, basta chiacchiere politiciste"

La direzione del Pd approva la relazione del segretario Pier Luigi Bersani. I sì 168, 32 gli astenuti, nessun voto negativo.
Il voto arriva dopo l'iniziativa di Veltroni, Fioroni e Gentiloni che hanno raccolto 75 firme su un documento di critica alla linea del partito.

Pierluigi Bersani apre la riunione della direzione del Pd dicendosi "aperto alle interlocuzioni" ma aggiunge: "rispetto al discorso di Torino non ho niente di sostanziale da correggere. Lì c'è la bussola e la direzione di marcia". "Ascolterò con attenzione se la direzione la penserà allo stesso modo ma oggi dobbiamo decidere in modo chiaro la rotta". Bersani ha definito un errore il documento dei 75 ed ha fatto notare che "gli organismi dirigenti non possono diventare l'infermeria delle ammaccature che avvengono sui giornali". "I nostri elettori ci vogliono combattivi e chiedono di lavorare per evidenziare la crisi del berlusconismo. Insomma no al gioco dell'oca, non possiamo ricominciare sempre dall'inizio".

Per Bersani è ora di dire basta alle "chiacchiere politiciste", il Pd si concentri sul proprio progetto. "La mia narrazione è un sogno, ma con le gambe per camminare", ha spiegato Bersani, per il quale "il Pd ha la responsabilità del progetto e non deve delegare niente a nessuno": "tocca a noi avanzare il progetto. Alleanze sì ma non a tutti i costi".

Franceschini ha ribadito le critiche al documento, ma ha anche stigmatizzato chi come Rosy Bindi ha parlato di vigliaccheria. Poi ha proposto di passare dallo "schema maggioranza-minoranza che non funziona" al "momento della collegialità". "Unità non significa sottoscrivere tutto, ma scegliere un metodo, ora da Bersani mi attendo disponibilità e un luogo collegiale per le scelte", e alcuni esponenti di Area dem parlano di una nuova segreteria. Il capogruppo è pronto alla divisione di Area democratica: "spero che oggi sceglieremo tutti insieme la stessa strada, ma se non fosse possibile, dovremmo comunque percorrerla".

Critici ma pacati i toni da parte dei promotori del documento dei 75. Marco Minniti ha affermato che "un partito più è forte e sa scegliere più può stringere alleanze efficaci" e ha sottolineato che "il compito della minoranza non è farsi sussumere nella maggioranza, ma quello di tenere aperta una discussione utile al partito". Per questo Veltroni, Fioroni e Gentiloni hanno deciso di astenersi nel voto finale della direzione.

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