Finiani-Pdl: nuova rottura. Salta l'intesa sulla Giustizia

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini
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Torna il gelo all'interno della maggioranza. Gli esponenti di Futuro e Libertà parlano di dossieraggio in riferimento alle carte pubblicate da Libero e il Giornale sulla casa di Montecarlo. E arriva lo stop ai colloqui sul Lodo Alfano

Fini, Berlusconi e il Pdl. LE FOTO
Le coppie scoppiate della politica: LE FOTO

IL NUOVO SCONTRO BERLUSCONI-FINI SUI GIORNALI: LA RASSEGNA STAMPA

Silvio Berlusconi non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo per i rassicuranti numeri usciti dal voto di Montecitorio su Nicola Cosentino, che subito deve fronteggiare un nuovo durissimo scontro con Gianfranco Fini che rischia di far naufragare gli sforzi di Niccolò Ghedini e Angelino Alfano per un'intesa sul Lodo Alfano.

Dall'entourage del presidente della Camera infatti parte l'accusa di "dossieraggio", sostenendo che dietro le carte pubblicate da Il Giornale, da Libero (guarda la rassegna stampa), ma anche da altri quotidiani come il Corriere della Sera (documenti che dimostrerebbero come il vero proprietario della casa di Montecarlo sia il fratello della compagna Giancarlo Tulliani), ci sia lo zampino dei servizi segreti e, implicitamente, del Cavaliere. A queste condizioni, fa sapere Fini, le trattative sullo "scudo giudiziario" sono congelate.

Parole che il premier, pubblicamente, non commenta. Ma che con i più stretti collaboratori respinge con forza, oltre che con un certo sdegno. In sostanza legge nella posizione di Fini un vero e proprio "ricatto". Perché, come dice il fedelissimo Osvaldo Napoli, "condizionare il confronto sulla giustizia alla cessazione delle inchieste sulla casa di Montecarlo è una scelta pericolosa, arbitraria e ricattatoria".

Allo stesso tempo, però, il Cavaliere fa filtrare anche una certa sorpresa. Il presidente, assicurano dal suo entourage, giura di non avere nulla a che fare con quanto scrive il quotidiano di Vittorio Feltri, anche perché quel documento non è stato pubblicato solo da quotidiani "amici" (come Libero), ma anche dal giornale di via Solferino. Anzi, assicurano le stesse fonti, il premier resta un convinto "garantista", anche nei confronti di Fini. Un modo, forse, per placare le polemiche.

Certo, la minaccia di fermare il confronto sul Lodo Alfano viene letta come una inaccettabile minaccia, che fa tornare alla ribalta l'ipotesi di soluzioni alternative: come il processo breve. Tanto che Sandro Bondi, che difficilmente si muove senza consultare il premier, pretende chiarezza dall'ex leader di An. Credo che il presidente della Camera, sottolinea il coordinatore del Pdl, "abbia tutto l'interesse a dare una risposta chiara tale da fugare ogni dubbio".

Insomma, la tensione fra berlusconiani e finiani torna alle stelle in una giornata che era iniziata con l'esultanza del Pdl per il voto sull'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni contro Cosentino. Soddisfazione non tanto per l'esito del voto, ma soprattutto per i numeri che, a detta dei dirigenti berlusconiani, dimostrano come il traguardo dell'autosufficienza dai finiani non solo sia possibile, ma facilmente superabile. Tanto che il solitamente cauto portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, esulta: "Se sommiamo quelli dei nostri che erano assenti o in missione si vede che abbiamo tranquillamente superato quota 320". Concetto ripreso un po' da tutti i dirigenti del Pdl. Soddisfazione che il finiano Benedetto della Vedova cerca di smorzare ricordando che nonostante il voto fosse segreto la maggioranza si è fermata a 308 voti. In effetti, lo stesso Berlusconi, con i più stretti collaboratori, non si è lasciato andare a facili entusiasmi soprattutto perché consapevole che sul voto, tra l'altro su un tema sensibile come la giustizia, hanno influito i franchi tiratori del centrosinistra.

Certamente è possibile che anche fra i "nemici" di Cosentino nel Pdl e soprattutto nella Lega vi siano state defezioni, e questo pareggerebbe i conti; ma il Cavaliere, pur mostrandosi soddisfatto, soprattutto per il sospetto di divisioni interne a Fli, avrebbe invitato tutti alla cautela. Insomma, come ha detto Fabrizio Cicchitto, si tratta di un risultato "positivo", ma ora bisogna lavorare "per averne un altro ancora più positivo per la prossima settimana".

La vera partita, conferma Roberto Maroni, si gioca il 29 settembre con il voto "palese" sulla fiducia al discorso di Berlusconi perché senza "una maggioranza in grado di garantire al governo una solida e stabile durata, abbiamo sempre detto che è più responsabile andare subito al voto". Concetti condivisi dal premier che continua a vedere le urne come una (rischiosa) possibilità.

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