Elezioni, Bersani: "Noi siamo pronti loro hanno paura"

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Il leader del Pd chiude la festa democratica a Torino: "Serve un breve governo di transizione che faccia una riforma elettorale". E attacca Berlusconi: "Il ghe pensi mi ha portato solo una regressione civile ed economica". GUARDA L'INTERVENTO INTEGRALE

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La legislatura non andrà a scadenza naturale, nel 2013. Ne è convinto Pier Luigi Bersani che, chiudendo la Festa Democratica, ha dettato la sua agenda: breve governo di transizione per cambiare la legge elettorale e poi subito al voto. E per affrontare le urne il Pd deve attrezzarsi, promuovendo un Nuovo Ulivo, che non sia la replica dell'indigesta Unione, bensì un'alleanza "affidabile" per il governo del Paese.

Bersani ha chiuso la Festa Democratica nello stile tradizionale delle vecchie Faste dell'Unità: un discorso 'congressuale' del segretario di fronte a una Piazza Castello gremita di 15.000 militanti (10.000 per la Questura) giunti con circa 100 pullman. Nessun problema per la sicurezza, vista anche la presenza di numerose famiglie tra la folla. Un po' troppo "vecchio Pci", secondo alcuni veltroniani, che infatti hanno criticato il comizio finale. Polemica definita "sciocca" da Anna Finocchiaro.
Bersani però sa infiammare la folla: non solo critica le politiche del governo, ma attacca soprattutto il "berlusconismo", con il suo "ghe pensi mi" che all'Italia "non ha portato nulla", se non una regressione civile oltre che economica. E il segretario lancia la necessità di una "grande riscossa italiana", che parta dalla riscoperta del lavoro e dello spirito civico.

La diagnosi della situazione della maggioranza è impietosa. Il centrodestra vive "una crisi conclamata che non è in grado di assicurare al Paese qualcosa che assomigli a un governo vero". Insomma "la governabilità non può esserci". Quanto durerà questa fase? "Non possiamo conoscerne la durata", ammette Bersani, ma di certo ci saranno "elezioni anticipate, perché tre anni sono troppo lunghi, ognuno lo vede". Prima delle urne però il Pd propone "un breve Governo di transizione con al primo punto una legge elettorale nuova che metta in sicurezza la democrazia". Anche perché quella attuale, specie se nasce un terzo Polo, permette "di decidere tutto con un 30-35% dei voti".

Al Pd Bersani ha proposto un percorso impegnativo. Innanzi tutto costruire un Nuovo Ulivo "con le forze di centrosinistra disposte a stringere un patto con noi". Ma attenzione: "Un'alleanza non affidabile come l'Unione non la vogliamo più", e quindi "chi ci sta si vincola ad un progetto comune" in cui abbiano voce in capitolo non solo i partiti ma anche i movimenti della società civile ("il protagonismo e la speranza di tanti"). A partire dal Nuovo Ulivo, poi, il Pd dovrà cercare "le condizioni, se esistono, per un patto di governo con le altre forze dell'opposizione parlamentare".
Ma la serie dei cerchi concentrici non finisce qui, perché poi si dovrà "cercare di discutere con tutti quelli disponibili, dentro e fuori dal Parlamento, di regole del gioco, di riforma delle istituzioni, di difesa della Costituzione".

Infine Nichi Vendola: non viene nominato esplicitamente, ma Bersani è chiaro: "Siamo pronti a discutere con la coalizione di tutto, in caso di elezione, comprese delle primarie. Le abbiamo inventate noi e quindi nessuno può tirarci per la giacca'. Però "prima il comune progetto fondamentale, poi le persone".

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