Bocchino: "Dal Pdl ci arriva un deputato al mese"

Il capogruppo di Futuro e Libertà Italo Bocchino
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Mentre Silvio Berlusconi cerca maggioranza alternative, il capogruppo di Futuro e Libertà alla Camera annuncia entro la settimana una nuova defezione dal partito del premier

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Se Silvio Berlusconi lavora per cercare deputati che possano garantire una maggioranza che vada oltre i finiani, Futuro e Libertà non resta certo con le mani in mano. Così, mentre il premier ostenta sicurezza, Italo Bocchino prova a lanciare un piccolo siluro annunciando che, entro la prossima settimana, dal Pdl arriverà a ingrossare le file dei fedelissimi di Gianfranco Fini, il 36esimo parlamentare. "La prossima settimana si iscriverà il 36mo deputato in uscita dal Pdl e ne arriverà uno nuovo al mese", ha detto Bocchino. "Se Berlusconi vuole creare un gruppo parlamentare cuscinetto contando sulla defezione dei nostri si sbaglia di grosso".

Il gruppo del Fli alla Camera conta ad oggi 35 deputati, dopo che ieri vi ha aderito anche il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, il quale però ha detto che non parteciperà alle votazioni. Al Senato i finiani usciti dal gruppo del Pdl sono dieci. Bocchino non ha voluto dire chi sarà il nuovo deputato finiano. "La campagna acquisti non è il mestiere in cui Berlusconi esprime il meglio di sé", ha detto Bocchino, commentando le indiscrezioni secondo cui il premier cercherebbe di formare una nuova maggioranza alla Camera che non comprenda la pattuglia dei finiani sostituendoli con qualche centrista.

Bocchino ha ribadito che i finiani rimarranno ancorati nel centrodestra e che non sono interessati a creare un terzo polo di centro. "Sarebbe come giocare a tennis stando seduti sulla rete", ha detto. "Non siamo disposti a scardinare il sistema bipolare creando una terza forza pronta a vendere i voti al miglior offerente". Sulla legge elettorale Bocchino ha detto di essere favorevole al ripristino del sistema precedente, il cosiddetto Mattarellum, però con l'indicazione del candidato premier. Ma ha aggiunto che "adesso non ci sono le condizioni per fare una riforma elettorale".

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