Bossi insiste: “Meglio andare al voto”

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi
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Dopo il vertice di ieri, il premier e il Senatur chiederanno un incontro a Napolitano per chiedere le dimissioni di Fini: è "incompatibile con la presidenza della Camera". Il Qurinale: al momento non c'è nessuna richiesta di colloquio

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"Meglio andare subito al voto. Stare nel pantano non sta bene. In questi giorni sapremo cosa fare dopo aver incontrato il presidente Napolitano". A poche ore di distanza dal vertice di Arcore, Umberto Bossi conferma la sua volontà di andare ad elezioni anticipate.
La prima mossa, però, concordata con Silvio Berlusconi, è di salire al Quirinale per chiedere le dimissioni del presidente della Camera, dopo il discorso di Mirabello. "Le dichiarazioni dell'onorevole Gianfranco Fini sono state unanimemente giudicate inaccettabili", recita il comunicato congiunto diffuso dopo mezzanotte e di fatto contenente la risposta ufficiale del premier al discorso di Mirabello.

La precisazione del Quirinale - "A questa mattina non è arrivata nessuna richiesta ufficiale di incontro", precisa però una fonte del Qurinale. Al momento, infatti, al capo dello Stato non sarebbe ancora pervenuta alcuna comunicazione circa la proposta di un colloquio da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, né nessuna indicazione sul nome del nuovo ministro dello Sviluppo economico.

La nota da Arcore - La richiesta, stando a quanto recita il comunicato congiunto a firma del premier e del leader della Lega Nord, è comunque destinata ad arrivare. "Il presidente Berlusconi e il ministro Bossi nei prossimi giorni chiederanno di incontrare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni".
La nota, infatti, definisce "inaccettabili" le dichiarazioni dell'onorevole Gianfranco Fini. E aggiunge: "Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera. Per questo, conclude la nota, "il presidente Berlusconi e il ministro Bossi nei prossimi giorni chiederanno di incontrare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni".

Bossi: "Alla fine bisognerà votare" - Una nota durissima che tuttavia sembra essere il frutto dell'estremo tentativo del premier di resistere al pressing del Carroccio e verificare se vi siano spazi per trovare una strada alternativa alle urne, magari confidando sui 'finiani moderati' ai quali si è più volte appellato. A farlo capire è lo stesso Senatur. Il primo passo, ha spiegato il leader del carroccio lasciando villa San Martino, "non sarà presentare le dimissioni del governo, ma chiedere che Fini sia spostato da presidente della Camera". Certo, per la Lega gli spazi ormai sono ridotti al lumicino, se non addirittura azzerati. "Alla fine - aggiunge infatti il Senatur - bisognerà andare alle elezioni. Fini si è tirato fuori dal partito di maggioranza. C'è la Lega, ma quando non ci sono i numeri cosa dobbiamo fare?". Il Carroccio, dunque, sembra determinato: o le cose si chiariscono in fretta o si va al voto. Quando? Anche prima della fine dell'anno, dice Bossi, visto che esiste "la possibilità tecnica di andare alle urne prima di Natale", anche se - aggiunge - "è un po' più complesso".
Al tavolo di Arcore, in effetti, si è ragionato sulla data del 27-28 novembre. Ma al momento è solo un ipotesi, prima si tenterà la via della richiesta di dimissioni di Fini. Nessuno però crede veramente che la visita a Giorgio Napolitano possa far scendere l'ex leader di An dallo scranno più alto di Montecitorio. Ecco perché quella emersa nel vertice di lunedì sera sembra un compromesso strappato dal Cavaliere a Bossi nel tentativo di guadagnare qualche settimana. "Aspetteremo e poi, a metà mese, sulla base dell'esito del colloquio al Colle ma anche sulla base di ciò che succederà in Parlamento, decideremo", riassume uno dei presenti al vertice. In ogni caso, ci tiene a precisare la stessa fonte, "non ci sarà nessuna trattativa con Fini, semmai ci sarà con i finiani moderati". La speranza del Cavaliere (forse l'ultima per evitare le urne), dunque, è ancora quella di dividere il gruppo di Futuro e Libertà.

A SkyTG24 le reazioni di Bocchino, Della Vedova, Quagliarello, Di Pietro - "Le dimissioni non ci saranno. Il ruolo di garanzia del presidente della Camera non è revocabile. Il presidente del Consiglio insieme a un ministro non può chiedere le dimissioni del presidente di un ramo del Parlamento: è una violazione del principio della separazione dei poteri". E’ la replica del capogruppo di Futuro e libertà alla Camera Italo Bocchino. Sulla stessa linea Benedetto Della Vedova “La richiesta di dimissioni del presidente della Camera è una cosa da analfabeti della politica e della Costituzione”. Per il vicepresidente del Pdl al Senato Gaetano Quagliarello “è intollerabile che un governo stia in piedi solo nei patti, ma che non possa operare perché impedito da un’opera di erosione ai fianchi che mira solamente a prendere tempo”. Chiede invece le dimissioni del presidente del Consiglio il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. “È lui la testa della piovra politica e se non si elimina la testa, questa mala politica fatta di interessi personali, piduismo, leggi ad personam, non finirà mai”. .


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