Napolitano: "Serve una seria politica industriale"

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Attorno alla questione dell'occupazione giovanile si stringono i nodi dell'economia, sottolinea il capo dello Stato. Poi, glissa con ironia sulla domanda di un cronista che chiede se occorra un nuovo ministro dello Sviluppo Economico: "Lei crede?"

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Mestre (Venezia) per inaugurare una nuova piazza cittadina intitolata allo scomparso Gianni Pellicani, politico e amministratore veneziano morto nel 2006, ha rivolto un nuovo monito alla classe dirigente italiana: "Serve una seria politica industriale" ha dichiarato.

Poi, glissa con ironia sulla necessità di nominare il  nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Al termine del suo intervento, infatti, un cronista lo raggiunge e gli chiede se per attuare una politica industriale efficace ci sia bisogno del nuovo ministro dello Sviluppo economico. "Lei crede?" risponde Napolitano. Il cronista ribatte: "Ha avuto notizie in merito?", e Napolitano di rimando risponde: "Va bene allora passo la voce".

Il presidente della Repubblica, nel suo breve discorso a Mestre, ha puntato sulla necessità per il paese di dotarsi di una seria politica industriale: "Penso che sia venuto il momento, ha detto Napolitano - che l'Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell'integrazione europea. Abbiamo bisogno di questa politica industriale per l'occupazione e per i giovani, giovani che sono per noi motivo principale di preoccupazione, attorno alla questione dell'occupazione giovanile si stringono i nodi dell'economia".

Proseguendo nella sua analisi del problema giovanile, Napolitano ha aggiunto: "C'è una nuova categoria di giovani che non sono impegnati né in processi formativi, né lavorativi, né in processi di addestramento al lavoro. Noi dobbiamo dare delle risposte su tutti questi terreni tenendo conto dei limiti stretti in cui si muove l'azione pubblica e tenendo conto delle risorse nel bilancio dello Stato, punto ineludibile per governo e opposizione".

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