Manifesto anti-Fini della Lega: arriva la denuncia

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"Io qui non posso entrare". Per la scritta comparsa sotto il volto del presidente della Camera alla Berghem Fest i finiani lanciano l'accusa di vilipendio. Ma non è la prima volta che Bossi e i suoi finiscono in tribunale per le loro affissioni. LE FOTO

“Io qui non posso entrare”. Un manifesto con una di quelle scritte che a volte i negozianti riservano agli animali. E con in mezzo un’immagine eloquente: in verde la cartina della Padania e sotto il volto di Gianfranco Fini cerchiato da un divieto di accesso. “Il manifesto della vergogna”, come lo hanno ribattezzato i finiani, ha fatto la sua comparsa tra gli stand della Berghem Fest, tradizionale appuntamento estivo della Lega.

Ieri Fabio Belotti, coordinatore provinciale di Generazione Italia, ha depositato presso la Procura della Repubblica di Bergamo una denuncia per vilipendio delle istituzioni costituzionali. Il caso, dunque, finirà in tribunale. Ma non è la prima volta che succede. Ne sa qualcosa la stessa Lega, che fu querelata nel 2005 dalla Islamic Anti-Defamation League e dal Centro di cultura islamica di Bologna per delle affissioni con lo slogan “Islamizzati o terrorizzati – Fermiamoli”. L’accusa era di istigazione all’odio razziale e religioso, vilipendio della religione e diffamazione.

Ma i casi controversi sono numerosi. Per la rimozione dei manifesti anonimi in genere intervengono i Carabinieri. Mentre per quelli firmati, agli autori può capitare di essere chiamati a comparire in tribunale: è successo al Fronte sociale nazionale, accusato di apologia del fascismo per aver esposto il volto di Mussolini e ad Azione giovani, querelata dall'ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino, per una serie di affissioni che ne chiedevano le dimissioni per la vicenda Borsellino.

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