Appello bipartisan: "Cambiamo la legge elettorale"

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Politici e intellettuali chiedendo una riforma "effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale". Il Pd è favorevole, gran parte del Pdl frena (“Non è in programma”), mentre Bossi si dice contrario: "La legge elettorale è perfetta"

Quarantadue politici e studiosi in campo per la riforma elettorale. La battaglia è quella per l'uninominale, "per dare agli elettori la piena libertà, l'effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell'eletto con chi lo elegge".
E' quanto chiede il Comitato per l'Uninominale, un fronte trasversale formato da politici e studiosi che dalle pagine del Corriere della Sera lancia un appello "per ottenere finalmente anche nel nostro paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono".

Parlamentari e intellettuali - A firmarlo sono esponenti del Pdl (tra cui Antonio Martino, Antonio Bonfiglio, Domenico Gramazio, Mario Pepe), ma anche di Futuro e Libertà (come Mario Baldassarri, Benedetto Della Vedova, Maria Ida Germontani), del Pd (Stefano Ceccanti, Ignazio Marino, Giorgio Tonini, Enrico Morando, Pietro Ichino), del Partito radicale (Emma Bonino, Marco Pannella) nonché molti intellettuali e docenti universitari tra cui Angelo Panebianco, Franco Debenedetti, Giovanni Guzzetta, Gianfranco Pasquino, Michele Salvati e Carlo Scognamiglio.
Tra le ragioni che fondano l'appello del comitato, anche la considerazione che con il modello uninominale si può "ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo, divenuto insostenibile, delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari".

La reazione di Bersani e Veltroni - Un appello rilanciato dal Pd e da Bersani che, intervistato da SkyTG24, ha accelerato sulla riforma elettorale, dicendosi convinto  che il nostro è “un sistema bipolare civile e moderno” e che "un cittadino deve poter votare il suo candidato".
Concetti ripresi anche da Walter Veltroni:"Togliere dalle mani di pochi la scelta dei rappresentanti del popolo e restituirla il più possibile a meccanismi di partecipazione democratica va nella giusta direzione" ha detto l'ex segretario dei democratici.

Lo stop del Pdl - Una proposta che non sembra riscuotere interesse in una parte rilevante del centrodestra: "In questa legislatura - è il commento di Maurizio Gasparri - non ci sarà in nessun momento una qualsivoglia modifica della legge elettorale. Parliamo di cose reali non di temi fuori agenda".
Sulla stessa posizione anche Fabrizio Cicchitto: "Nonostante le tante e ingenerose demonizzazioni - dice il capogruppo alla Camera del Pdl - l'attuale legge elettorale ha tenuto in piedi il bipolarismo e ha ridotto il numero delle liste semplificando il quadro politico. Inoltre, considerando una situazione problematica soprattutto in alcune zone del Sud Italia dove radicata è una certa criminalità organizzata molto attenta alla politica, e tenendo anche in considerazione la strumentalizzazione giudiziaria,il ritorno alle preferenze potrebbe portare - soprattutto nel Mezzogiorno - alla destabilizzazione dei risultati elettorali e dello stesso quadro politico. La sensazione è che chi parla di modificare la legge elettorale, in realtà sia interessato a cambiare le regole a metà partita nella convinzione di modificarne l'esito".

Bossi: "La legge elettorale è perfetta" - Il leader della Lega Nord è ancora più netto dei suoi colleghi del Pdl: "La legge elettorale  - dice il Senatùr  a margine dell'inaugurazione di una fiera a Laveno Mondello - è perfetta e non si può tornare al passato quando gli accordi si facevano dopo il voto".

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