FareFuturo: Il Pdl? “Un partito nato marcio”

Italo Bocchino
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Duro attacco del web-magazine vicino a Gianfranco Fini: “I bravi di manzoniana memoria sono tornati” e dietro di loro “c’è sempre un don Rodrigo che ordina, che paga, che promette, che corrompe le coscienze”Duro attacco del web-magazine vicino a Gianfranc

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"L'Italia sta rischiando di precipitare in un baratro senza fine". E' quanto scrive il direttore di FareFuturo, Filippo Rossi, in un editoriale dedicato alle posizioni espresse dal Pdl e dalla stampa vicina a Silvio Berlusconi, nei confronti di Gianfranco Fini, dopo i numerosi articoli apparsi sulla controversa vicenda della casa di Montecarlo (Il Giornale ha chiesto le dimissioni del presidente della Camera) e sull'attuale compagna della terza carica dello Stato, Elisabetta Tulliani.
Rossi parla di "killeraggio mediatico" e della politica pidiellina che è "un susseguirsi di manganellate contro il 'traditore' Fini".
"Se lo è già chiesto ieri - scrive Rossi - Cecilia Moretti su Ffwebmagazine: 'Quale può essere la cultura politica a monte di una simile operazione? Quali l'orizzonte, la visuale, la prospettiva di chi manovra la lama acuminata ma grezza di quello che è difficile da definirsi fioretto, ma molto più propriamente si direbbe una vera e propria mannaia?".
"Ecco, ci siamo - continua il direttore di FareFuturo - Il punto chiave di tutto è davvero questo. Che idea di politica è quella espressa in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi dai caporioni del Pdl? Che idea di politica è quella espressa dalla vulgata berlusconiana sui giornali 'di famiglia'?"

I "bravi" e Don Rodrigo - "La politica pidiellina che è finita in questi giorni sotto gli occhi dell'Italia - scrive Rossi - è un susseguirsi di manganellate contro il 'traditore' Fini, l'uomo che ha osato sfidare il capo supremo.
Lo abbiamo già detto: i bravi di manzoniana memoria sono tornati. Non c'e' altro: non una proposta politica, né un'idea di base che sia la stella polare dell'azione del partito di maggioranza relativa. Uno squadrismo mediatico che - e non potrebbe essere altrimenti - fa pensare, e costringe a rivedere giudizi e comportamenti. Perché - abbiamo cercato di non dirlo fino ai peggiori contorcimenti retorici - dietro ogni 'bravo' c'è sempre un don Rodrigo che ordina, che paga, che promette, che corrompe le coscienze. Osservando i comportamenti degli 'scagnozzi di regime', oggi il Pdl cosa potrebbe sembrare? Di sicuro non più (ma lo è mai stato?) il partito liberale di massa che doveva essere. Di sicuro non più la casa comune dei moderati, dei liberali, dei conservatori illuminati, dei riformatori.

"Un partito nato marcio in partenza" - Rossi è poi convinto che "La casa degli italiani. A guardare in azione i manganellatori di professione sembra quasi che la "filosofia politica" del Pdl sia solo e soltanto quella di garantire un potere tutto personale: politico, aziendale, economico. A guardarli negli occhi sembra di vedere, netto e nitido, il conflitto d'interesse di una politica che non ha mai fatto davvero Politica. Che pensa ad altro.
"Se la politica del Pdl è nell'azione e nelle parole dei suoi propagandisti - conclude Rossi - della sua prima linea mediatica, dei suoi picchiatori a mezzo stampa, beh, allora c'è pochissimo da sperare: significa che quel partito è nato marcio in partenza, succube di un potere che non guarda in faccia a nessuno, che non sopporta regole. Di un potere insofferente alla democrazia che si crede supremo, inviolabile e intoccabile. Di un potere assoluto che non accetta l'idea di essere giudicato e controllato. Che vuole solo giudicare e controllare, Di un potere che utilizza il "popolo" (e un inesistente consenso plebiscitario) per salvaguardare se stesso e i propri interessi. Di un potere senza idee, senza visione, senza ideali. Di un potere pieno di sè e vuoto di tutto".

Le dichiarazioni di Capezzone - Il magazine vicino a Gianfranco Fini ha poi pubblicato alcune dichiarazioni critiche nei confronti dell'attuale premier che Daniele Capezzone, attuale portavoce del Pdl, aveva rilasciato quando era ancora deputato radicale.
"Chiediamo scusa - si legge sul magazine - per l'imbarazzante errore informatico in cui siamo incorsi, che ha fatto sì che, al posto delle più recenti affermazioni di Capezzone, siano andate inopportunamente online quelle evidentemente superate risalenti al 2004 e al 2006".

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