Il voto su Caliendo e la maggioranza che non c'è

Silvio Berlusconi in Aula, nel giorno del voto sulla sfiducia a Giacomo Caliendo
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Berlusconi: "prepariamoci alle urne" per sventare l'attacco dell'asse Fini-Casini sul legittimo impedimento. E c'è chi studia il calendario: si potrebbe andare al voto anticipato il 14 novembre o il 7 marzo

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Sarà pure un "teatrino da prima repubblica", come dice Silvio Berlusconi, il patto tra Fli-Udc-Api-Mpa. Ma il premier se ne va mercoledì 4 agosto da Montecitorio sapendo che, se può dire di aver tratto in salvo dalla sfiducia Giacomo Caliendo, non può dire altrettanto della sua maggioranza, alla quale oggi mancano 17 voti.
E pur volendo fare un calcolo ottimistico tra assenti e nuovi adepti, non si va oltre quota 309: 7 punti sotto la soglia della maggioranza assoluta alla Camera. Risultato, già in serata c'è chi gli ha sentito dire "Prepariamoci alle elezioni".

Raccontano che Silvio Berlusconi sia rimasto amareggiato dalle votazioni in Aula sulla mozione di sfiducia a Caliendo. Certo, tra i finiani c'è stata qualche defezione, ma il premier ha analizzato - riferiscono fonti parlamentari - il dato politico. Meglio andare alle urne, ha ribadito il Cavaliere ad un deputato, confermando quel che aveva confidato anche alle parlamentari del Pdl: "Se ci devono essere le elezioni, meglio affrontare al più presto".
Di tutt'altra opinione Gianfranco Fini. "Se Berlusconi vuole andare ad elezioni dovrà spiegarlo agli italiani", ha osservato il presidente della Camera ad alcuni esponenti del suo gruppo.

Le valutazioni nel Pdl
Ci sarà tempo, tuttavia per valutare il da farsi in casa Pdl: Berlusconi ha promesso tutta un'estate di lavoro tra Roma ed Arcore. Si comincia con l'ennesima cena, appena liquidato il premier inglese David Cameron, quella per augurare buone vacanze ai deputati a cui partecipano molti ministri: Ignazio Larussa,  Gianfranco Rotondi, Maurizio Sacconi, Raffaele Fitto, Mara Carfagna, Renato Brunetta con  Giulio Tremonti e Angelino Alfano, Stefania Prestigiacomo ed Elio Vito. Appuntamento a cui non mancano Paolo Bonaiuti,  Alfredo Mantovano, Paolo Romani e Maurizio Gasparri.
E giovedì un nuovo vertice del Pdl, già fissato per analizzare meglio il voto su Caliendo e valutare ancora una volta la exit strategy delle elezioni anticipate: si studierà il programma punto per punto, viene riferito, e si analizzeranno soprattutto i provvedimenti sulla giustizia. Il Cavaliere 24 ore prima confidava un timore che serpeggia anche tra i parlamentari del Pdl: l'obiettivo dell'asse Fini-Casini sarebbe quello di aspettare il pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento per poi sferrare l'attacco finale. Il ddl intercettazioni a questo punto dovrebbe cadere mentre - viene fatto notare - anche i finiani al Senato hanno dato il via libera al processo breve.

Le possibili date del voto
C'è chi comincia a studiare le possibili date per il voto, tra le quali quella del 14 novembre e quella del 7 marzo. Ci sono stati, riferisce chi ha partecipato all'incontro in via del Plebiscito, anche contatti con il Colle e un giro di telefonate tra gli uffici del Quirinale, quelli del ministero degli Interni, della presidenza del Consiglio e della Camera. E al termine di una giornata a dir poco frenetica Umberto Bossi ha voluto rimarcare il dato della tenuta dell'esecutivo: "Resistiamo, per ora non c'è il voto".

La conta dei deputati e il caso Moroni
Resta il fatto che Berlusconi ha perso anche Chiara Moroni. che del Pdl era tesoriera e se ne va con Gianfranco Fini, dopo un percorso di avvicinamento durato mesi. Il gruppo Fli alla Camera arriva a quota 34, e brinda al risultato. Se una deputata come Chiara Moroni dice quello che dice in Aula, allora - è stato il ragionamento del presidente della Camera con i suoi - vuol dire che non c'è stato un confronto tra "garantisti e giustizialisti". "Abbiamo dimostrato che senza di noi non sanno dove andare - dice un esponente di vertice finiano - e che, nonostante le pressioni indecenti fatte anche oggi da Berlusconi sui nostri per convincerli a votare contro la sfiducia, i finiani hanno tenuto". In 25 si sono infatti astenuti, mentre erano assenti Tremaglia, Divella, Angeli e Consolo, hanno votato con il governo il ministro Ronchi ed il vice Urso (e non i sottosegretari Menia e Bonfiglio, in missione).
Il leader Udc Pier Ferdinando Casini fa notare che le defezioni rispetto agli 85 previsti nella "area di responsabilità" non sono significative. "Noi saremmo andati male perché siamo 75? E allora cosa si deve dire di loro? Guardate i loro numeri: la maggioranza ha 299 voti", afferma lasciando l'aula di Montecitorio.
Divisi gli stessi ministri del governo sul significato del voto. "Vuol dire che resistiamo e non si va al voto adesso", vaticina il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi. "E' di tutta evidenza che adesso le elezioni anticipate sono più vicine", lo smentisce un attimo dopo Altero Matteoli, titolare delle Infrastrutture.

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