Sfiducia a Caliendo, primo test per la maggioranza

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Prove di tenuta del governo. Berlusconi e Bossi ottimisti. Fini: "Ho le idee chiarissime". Il sottosegretario alla Giustizia, coinvolto nell'inchiesta P3: "Non mi dimetto, non c'è nulla contro di me"

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Dopo lo strappo tra Fini e Berlusconi e la conseguente nascita del gruppo autonomo Futuro e Libertà del presidente della Camera, la maggioranza si trova ad affrontare il suo primo test.
Il banco di prova è la questione sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P3. Il punto è se discutere o meno alla Camera la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni questa settimana.
Il leader dell'Idv ha già sfidato Fini a votare con l'opposizione. Ma il presidente della Camera, dichiara il suo portavoce, " ha già le idee chiare ".
Bersani, si augura che la mozione passi e spiega: "Useremo tutti gli strumenti regolamentari per discutere quella mozione e se non vogliono discuterla devono mandare a settembre anche tutti i decreti. Diversamente sono costretti a discutere".

Sono invece note le posizioni della maggioranza. E Raffaele Fitto, dai microfoni di Sky Tg24, conferma il voto contrario.

Caliendo: non mi dimetto -
Giacomo Caliendo non ha alcuna intenzione di dimettersi. In due interviste ad altrettanti quotidiani nazionali, il sottosegretario alla Giustizia dice di avere la coscienza a posto e pensa che i finiani non finiranno per votare la sua sfiducia. "Non c'è nulla contro di me, perché dovrei dimettermi?" dice il sottosegretario, "se ci fosse su di me un fatto anche minimo mi dimetterei, ma siccome non c'è, credo che non sia giusto neppure nei confronti dei miei elettori".
Caliendo dice di non considerarsi "un caso politico" e assicura di "aver avuto la fiducia" del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del premier, Silvio Berlusconi.
"Non ho nulla da rimproverami" dice ancora, "le strumentalizzazioni politiche non mi riguardano. Credo che parte dei finiani voterebbe in mio favore".
Riguardo la 'leggina' che avrebbe dovuto permettere ai vertici della Cassazione di andare in pensione re anni dopo, il sottosegretario nega di essersene mai occupato. "Non è stata
mai discussa, nemmeno in Consiglio dei ministri" dice, "nemmeno è stata mai proposta da un singolo parlamentare. Era solo una voce".

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