Pdl, c’eravamo tanto amati

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Dal discorso del predellino a San Babila del novembre 2007 alla rottura del luglio 2010. Il video che ripropone gli annunci entusiastici sulla nascita del partito, i reciproci ringraziamenti, le stilettate e infine lo scontro aperto tra Fini e Berlusconi

Fini, Berlusconi e il Pdl: dalla fondazione al divorzio. Tutte le foto

Nasce il nuovo gruppo Futuro e libertà per l'Italia

Le immagini che vi proponiamo, tratte dall’archivio storico di SkyTG24 e montate dalla redazione si Sky.it, ripercorrono le tappe dell’avventura del Pdl.
Un percorso tutto in salita che ha portato il partito a diventare la coalizione di maggioranza del nostro paese, fino alla battuta d’arresto sancita in questi giorni dal divorzio, definitivo, tra i due padri fondatori: Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

Milano, piazza San Babila, novembre 2007. Il premier, entusiasta e circondato da un bagno di folla, emozionato ed eccitato, annuncia lo scioglimento di Forza Italia.
Il partito confluirà in un più grande progetto al quale, si augura “aderiranno tutti”.

Si aprono così le porte di un nuovo appuntamento con la politica italiana che Alleanza nazionale non può mancare: “Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, con grande capacità, hanno saputo cogliere il momento” dichiara Fini. E’ il maggio 2008, An si scioglie.
Nasce così il Popolo della Libertà, tenuto a battesimo nel marzo 2009 nel primo congresso: “Ringrazio Gianfranco – afferma il premier dal palco - che anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia”.

I mesi che seguono sono scanditi da ringraziamenti e dimostrazioni di affetto tra le due prime donne della politica italiana.
Abbracci e sorrisi che fanno da sottofondo ai momenti clou dell’agenda politica.

Poi, irrompono le parole di Fini, che sul tema giustizia ha avuto sempre una visione più laica di quella del premier, catturate in un fuorionda che assesta il primo colpo all’equilibrio della coalizione: “Quell’uomo confonde il consenso popolare con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia. Confonde la leadership con la monarchia assoluta”.
E’ il dicembre 2009, l’occasione è il convegno sulla mafia.
Da quel momento i volti si fanno più scuri, e iniziano le sottili ma dirette stilettate in un crescendo di tensioni che culminano con la prima pubblica ammissione di rottura tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera.

Aprile 2010, direzione nazionale del Pdl. I due leader condividono il palco anche in questa occasione. Ma i toni pacati e affettuosi del primo congresso di partito lasciano spazio alla polemica, accesa e nervosa.
Si guardano severi dal palco. Fini parla delle “bastonature mediatiche” ricevute dopo aver manifestato in qualche occasione il suo dissenso. Berlusconi invece accusa i finiani di esporre il partito al pubblico ludibrio.
I toni si alzano, in tutti i sensi. Il premier invita il presidente della Camera a non fare l’uomo politico e a non rilasciare pubblicamente dichiarazioni inopportune.
La terza carica dello Stato non ci sta. Si alza in piedi, avanza verso il palco, poi sfida il capo del partito: “Altrimenti cosa fai, mi cacci”?

Il resto è storia recente. E i fatti degli ultimi giorni hanno di fatto scritto l’ultima pagina del percorso comune dei due fondatori del Pdl.
Berlusconi annuncia che Fini è incompatibile col partito e lo invita a lasciare la sua carica. Il presidente della Camera, in una breve conferenza stampa risponde che resterà al suo posto a Montecitorio e dà al premier dell’"illiberale”.

Infine, l’annuncio della costituzione del gruppo parlamentare finiano "Futuro e libertà per l'Italia" segna come una scissione il partito che voleva essere popolo. 

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