Futuro e libertà è già su Facebook. Ma sui siti Pdl è festa

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Crescono rapidamente le adesioni virtuali ai nuovi gruppi parlamentari che fanno capo a Gianfranco Fini. Qualcuno chiede che diventino partito. Ma intanto, sul fronte berlusconiano, chi resta fedele al Pdl esulta per la rottura giunta "anche troppo tardi"

di Serenella Mattera

“Gruppo parlamentare Futuro e libertà per l’Italia si è scritto a Facebook”. Nella democrazia ai tempi di Internet, un nuovo inizio politico viene sancito anche così, dalla creazione di una pagina su un social network. Ebbene, pochi minuti dopo la conferenza stampa in cui Gianfranco Fini ha concesso il divorzio politico a Silvio Berlusconi (“sono stato di fatto espulso”, ha detto) e ancor prima che nell’Aula di Montecitorio il vicepresidente Maurizio Lupi ne ufficializzasse la nascita, “Futuro e libertà per l’Italia”, il gruppo parlamentare dei finiani fuoriusciti dal Pdl, ha iniziato la sua esistenza su Facebook. Con una pagina nuova di zecca e un contatore delle adesioni in rapida crescita (in poche ore oltre 400 iscritti). Mentre dall’altro lato della barricata i berlusconiani hanno continuato per tutta la giornata a festeggiare e a ringraziare Silvio Berlusconi per aver “cacciato” Gianfranco dal partito. “Ora lasci la presidenza della Camera”, vanno ripetendo, riecheggiando la richiesta del loro leader.

“Speriamo sia arrivata l’ora della svolta! Voglio vedere Fini presidente del Consiglio! Via Berlusconi dalla politica”, scrive Vito sulla pagina Facebook di Futuro e libertà. Mentre qualcuno sul gruppo non ufficiale “dei dissidenti guidati da Fini contro l’assolutismo di Berlusconi”, già auspica che i gruppi parlamentari di Camera e Senato siano l’embrione di un nuovo soggetto politico. “Sapete se diventerà un partito a tutti gli effetti? – chiede Stefano – Mi farebbe piacere ritornare a votare qualcuno…”. E gli organizzatori del gruppo: “An era piena di gente che si è venduta per una poltrona, Futuro e libertà per l’Italia sarà di noi tutti”.

C’è entusiasmo, tra i sostenitori dell’ex leader di An. Alcuni sostituiscono la foto del proprio profilo con una di Gianfranco Fini. “E’ l’alba di uno storico giorno – si legge sulla bacheca di Generazione Italia, il movimento creato da Italo Bocchino – E ora scatenatevi”. E gli iscritti al gruppo non si fanno pregare: “Sorge una destra nuova. Libera, Europea, antimafiosa, antifascista” (Nicola), “An vive” (Veronica), “Fini ha dato una grande lezione” (Mauro). Il sito di Generazione Italia, che in un articolo accusa Berlusconi di aver guidato il Pdl “dalla rivoluzione liberale alle liturgie comuniste”, in giornata raggiunge il picco di oltre 30mila visite e viene sommerso dai commenti. Anche quelli di chi non è affatto d’accordo con la “metamorfosi” del presidente della Camera, invita Berlusconi ad andare avanti e accusa Fini di essere passato dall’essere “fascista a paleodemocristiano”. Ma naturalmente la risposta non si fa attendere: “Pdl, il partito della libertà? Cambiatelo in Pds, partito dei sudditi!”.

Sembra impossibile stare nel mezzo, nel divorzio tra i cofondatori del partito più grande del centrodestra. Gli italiani (anche quelli di sinistra, che plaudono quasi tutti a Fini) si schierano con l’uno o con l’altro. Con toni più o meno accesi.

I berlusconiani fanno sentire la loro voce dalla pagina Facebook del Pdl, ma soprattutto dall’area commenti del sito dei Promotori della libertà e dello Spazio azzurro, bacheca virtuale frequentata dai pidiellini più vicini al premier. “Silvio bravo, siamo tutti con te! Avanti sempre”, scrive Giampiero. “Dovevi cacciarlo subito dopo il Congresso, troppo tempo perso!”, rimprovera Piero. E Giacinto: “Il dado è tratto. Da oggi si respira un’aria migliore”. Ancora: “Fini usurpatore deve lasciare la presidenza della Camera!”. “Meglio il divorzio che separati in casa!”. “Dopo tanti mesi sofferti abbiamo il sacrosanto diritto di un momento di festa!”.

Intanto da Internet si fa sentire anche la voce di uno degli “epurati”, il deputato finiano più contestato all’interno del partito nelle ultime settimane e da ultimo deferito ai probiviri: Fabio Granata. Dal suo sito spiega perché i finiani e i berlusconiani sono “incompatibili”: l’appellativo di “eroe” attribuito al mafioso Mangano e poi i casi Scajola, Cosentino e Verdini. Il siciliano Granata usa parole dure per concludere: “Per questa nostra incompatibilità in Parlamento si apre oggi una nuova pagina della storia repubblicana”. Ma più d’uno nei commenti obietta: “Come mai finora non vi eravate accorti che il Pdl era pieno di gente “discutibile”? Non ditemi che solo ora la cosa vi sembra moralmente insostenibile”. Un interrogativo pesante? Fa niente, secondo molti: “Meglio tardi che mai!”.

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